giovedì 2 luglio 2015

IL BALLO DELL’OBBEDIENZA ( MADELEINE DELBREL, 1949 )


IL BALLO DELL’OBBEDIENZA ( MADELEINE DELBREL, 1949 )

Noi abbiamo suonato il flauto
e voi non avete danzato!

È il 14 Luglio,
tutti si apprestano a danzare.
Dappertutto, dopo mesi, dopo anni, il mondo danza.
Ondate di guerra, ondate di ballo.

C’è proprio molto rumore.
La gente seria è a letto.
I Religiosi recitano il Mattutino di Sant’Enrico, Re.
E io, penso all’altro Re.
Al Re Davide, che danzava davanti all’Arca.

Perché, se ci sono molti Santi che non amano danzare,
ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare,
tanto erano felici di vivere:
Santa Teresa con le sue nacchere,
San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia,
e San Francesco, davanti al Papa.

Se noi fossimo contenti di te, Signore,
non potremmo resistere
a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,
e indovineremmo facilmente
quale danza ti piace farci danzare,
sposando i passi che la tua Provvidenza ha segnato.

Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza
della gente che, sempre, parla di servirti
con l’aria da capitano,
di conoscerti con aria da professore,
di raggiungerti con regole sportive,
di amarti come ci si ama in un matrimonio invecchiato.

Un giorno, in cui avevi un po’ voglia d’altro,
hai inventato San Francesco,
e ne hai fatto il tuo giullare.
Spetta a noi ora di lasciarci inventare,
per essere gente allegra, che danza la propria vita con te.

Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,
non occorre sapere dove la danza conduce.
Basta seguire,
essere gioioso,
essere leggero,
e soprattutto non essere rigido.

Non occorre chiederti spiegazioni
sui passi che ti piace fare.
Bisogna essere come un prolungamento,
vivo ed agile, di te.
E ricevere da te la trasmissione del ritmo, che l’orchestra scandisce.

Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,
ma accettare di girarsi, di andare di fianco.
Bisogna sapersi fermare e sapere scivolare,
invece di camminare.
Ma non sarebbero che passi senza senso,
se la musica non ne facesse un’armonia.

Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,
e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica;
dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,
che la tua Santa Volontà
è di una inconcepibile fantasia,
e che non c’è monotonia e noia,
se non per le anime vecchie,
che fanno tappezzeria,
nel ballo gioioso del tuo amore.

Signore, Vieni a invitarci!
Siamo pronti a danzarti questa corsa da fare,
questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia
in cui avremo sonno.
Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,
quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.
Se certe arie sono spesso in minore, non ti diremo
che sono tristi;
se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo
che sono logoranti.
E se qualcuno ci urta, la prenderemo in ridere;
sapendo bene che questo capita sempre, quando si danza.

Signore, insegnaci il posto
che tiene, nel romanzo eterno,
avviato fra te e noi,
il ballo singolare della nostra obbedienza.

Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni;
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani,
nella serenità di quel che tu vuoi.

Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana,
come un vestito da ballo che ci farà amare, da te,
tutti i suoi dettagli,
come indispensabili gioielli.

Facci vivere la nostra vita,
non come un gioco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come un match dove tutto è difficile,
non come un teorema rompicapo,
ma come una festa senza fine,
in cui l’incontro con te si rinnova,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica universale dell’amore.

Signore, Vieni a invitarci!

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