martedì 1 dicembre 2015

LA LUCE DEL NATALE (forse 2007)


LA LUCE DEL NATALE (forse 2007)

DON CLAUDIO BOLDINI

Amministratore Parrocchiale      

"Hodie descendit lux magna in terris". Cristo torna a manifestarsi alla sua Chiesa come pura luce. L'antico versetto da cantare prima del Vangelo del giorno di Natale, esprime con chiarezza il significato della luce del Natale. 
Un certo modo di dire, il massiccio intervento a scopo commerciale, ci hanno indotto a pensare al Natale come ad una festa nella quale uno degli elementi fondamentali è la luce. Le luci si sprecano a Natale. Esattamente sono sprecate!! Perché se è pur vero che l'elemento luminoso è un universale facilmente comprensibile, è altrettanto vero che la luce di cui parla la Bibbia e la Liturgia, è di tutt'altra natura. 
Niente luci, allora, per le strade, nei negozi, sugli alberi ? Nient'affatto! Però vogliamo fare chiarezza! Anzitutto percorriamo la strada dell'uomo che cerca la luce, che ne ha bisogno per vivere, come l'albero ha bisogno del sole. 
Come si è scritto, la luce la capiscono tutti, e la si capisce in ragione del fatto che la nostra vita dipende anche da essa. Questo suo essere preziosa e fondamentale alla nostra esistenza, la fa essere "sacramento", ossia segno e rimando alla luce vera che illumina ogni uomo: la luce è essenziale alla nostra vita cristiana quanto alla vita biologica.
Certamente si tratta di due qualità di luce. E in misura che le varie luci ci rimandano alla luce di Cristo, esse hanno ben diritto di esistere ma, non di prevaricare, sarebbe inconcepibile che il segno annullasse la realtà, che il simbolo oscurasse ciò che vuol significare, che il mezzo diventasse fine. Questo può accadere perché l'uomo ha trovato mezzi espressivi di grande seduzione e suggestione, ma anche un gran deserto nel cuore dei suoi contemporanei, un deserto ingombro di molte cose, spesso effimere, cioè labili, caduche, di breve durata, accumulate ed organizzate da un ragionamento di spessore economico. Pare proprio che la capacità simbolica e poetica, che è il saper leggere con profondità, sia ormai dominio di poche sentinelle della luce.
Lasciarsi attrarre e distrarre, è molto più comodo che tentare, almeno, il viaggio verso la fonte ed il senso del Natale, che mi piace chiamare: festa della luce. 
II sole, nel solstizio d'inverno, rinasce per riprendere la sua corsa e apportare nuova vita alla terra. "Io sono la luce del mondo" (Gv 8,12), questa autorivelazione del Signore ci consente di leggere il percorso della grande stella, che determina il nostro ordine terreno di vita, come simbolo dell'itinerario di Cristo sulla terra, sul quale e nel quale si fonda la nostra vita. La Chiesa a Natale è illuminata dai raggi del sole di Cristo e gioisce della manifestazione gloriosa del suo Signore. 
Ecco di seguito due, tra i molti possibili, passi dei Padri della Chiesa che hanno contribuito ad arricchire la riflessione sulla luce della Natività: "ecco che comincia a brillare per noi il giorno nuovo della nostra redenzione" (S. Leone Magno), "con la stella siamo accorsi, coi Magi abbiamo adorato, coi pastori siamo circondati dal fulgore celeste" (S. Gregorio N.). 
Vale forse la pena ricordare che anche la Bibbia che costituisce il supporto alla liturgia della Parola nella Messa di Natale, fa ampio riferimento alla luce: "il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (1Let. /s 9,1, Messa della Notte), "un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce" (Lc2, 9, Messa della Notte), "la luce risplende oggi sopra di noi, poiché Dio è nato per noi" (rit. Salmo 96, Messa dell'Aurora), "La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta (non l'hanno compresa, non hanno potuto raggiungerla, coglierla, trattenerla). .. veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo."( Gv 1,5.9, Messa del Giorno). 
Le stesse preghiere della liturgia dei giorni natalizi sono prodighe di riferimenti alla luce: ecco cosa dice il Prefazio I di Natale: "Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all'amore delle realtà invisibili." 
La luce di Cristo che viene è definita "nuova". Cosa significa? Ne esisteva una vecchia? O forse nuova significa migliore? Di diversa qualità? Credo tutte queste cose insieme.
Credo che la Chiesa voglia portare la nostra attenzione e la nostra fede a posare lo sguardo ed il cuore oltre la scena del presepio, per poter scorgere l'interferenza di due piani: l'umiltà e la semplicità della nascita, ma anche la gloria del Verbo incarnato. 
Questa gloria con tutta la sua luce allude alla resurrezione di Cristo, infatti l'Incarnazione, e la nascita, preludono e conducono, nella logica del vangelo, alla Resurrezione. Dunque la luce del Natale è quella luce intima ed indispensabile che ogni coscienza retta cerca ed ambisce di avere e che la Resurrezione dispensando sulla nascita del Salvatore offre ad ogni uomo di buona volontà.
La luce del Natale si chiama speranza perché in Gesù si compiono le attese ed i desideri di giustizia: il Regno di Dio si inizia e realizza in questo Bambino.
La luce del Natale si chiama tenerezza d'amore, perché la gloria dell'Unigenito non è venuta ad umiliare ma ad aiutare partendo dalla mangiatoia.
La luce del Natale si chiama fede perché Dio, in Cristo, crede in noi ancora prima che noi crediamo in lui.
La luce del Natale si chiama lode perché gli angeli si sono messi a cantare per il pubblico più umile ma più attento e pronto: i pastori che hanno trovato proprio quanto gli angeli avevano loro annunziato.
Quanti nomi ha la luce a Natale! Scegliamone almeno uno da mettere nel nostro presepio o forse anche sull'albero affinché sia veramente vivo il primo e meno pagano il secondo. 
Vi lascio con un passo di un'omelia sul natale di un grande santo e dottore della Chiesa:

"Noi, sorpresi dall'amore di Dio,
uniamo la nostra voce a questa preghiera.
"Che cosa ti offriremo, o Cristo,
poiché per noi tu nasci sulla terra come un Uomo?
Ciascuna delle creature che sono opera tua ti reca
infatti la sua testimonianza di gratitudine:
gli angeli il loro canto, i cieli la stella,
i magi i loro doni, i pastori la loro ammirazione,
la terra la grotta, il deserto la mangiatoia;
ma noi uomini ti offriamo una Madre Vergine."
(Stichere della festa)

(S. Basilio il Grande, vescovo di Cesarea, vissuto nel quarto secolo.
La sua memoria liturgica si celebra il 2 di gennaio)

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