venerdì 4 dicembre 2015

SAN GIOVANNI DAMASCENO: LA TEOLOGIA VIVIFICATA DALL’AMORE - 4 DICEMBRE


SAN GIOVANNI DAMASCENO: LA TEOLOGIA VIVIFICATA DALL’AMORE

Pubblicato 2010/11/05

Autore: Don Juan Carlos Casté, EP

Situata ai piedi del monte Hermon, ai margini del deserto della Siria, Damasco è considerata da molti studiosi come la più antica città del mondo abitata senza interruzione.
Teologo,spiritualista, oratore e, soprattutto, santo.Questo è il profilo di San Giovanni Damasceno, le cui opere fecero sentire la freschezza della dottrina patristica orientale.
Situata ai piedi del monte Hermon, ai margini del deserto della Siria, Damasco è considerata da molti studiosi come la più antica città del mondo abitata senza interruzione.
Di origine immemorabile, la sua storia è piena di vicissitudini. Tredici secoli prima di Cristo, la regione fu campo di battaglia tra ittiti ed egizi. Duecento anni dopo, gli aramei la resero un'importante città che il Re Davide sottomise, imponendole un tributo (cfr. II Sm 8, 5-6). Nel IV secolo, se ne impossessò Alessandro Magno e, dopo la sua morte, fu ostinato terrreno di contesa tra l'Impero Seleucide e il Tolemaico, fino a cadere alla fine, nell'anno 64 a.C., in mani romane.
All'epoca del Signore Gesù, Damasco faceva parte della Decapoli, e poco dopo la Resurrezione del Divino Maestro, già vi troviamo un gruppo di cristiani, la cui fede motiva il viaggio di Saulo di Tarso con lo scopo di perseguitarli. È in questa città leggendaria, crogiolo di razze e culture, che venne al mondo l'ultimo dei Padri della Chiesa orientale: San Giovanni Damasceno.

Pietà, bellezza e la più pura ortodossia
Di famiglia araba, ma cristiana di religione e socialmente abbiente, Giovanni nacque intorno all'anno 675, quando Damasco già si trovava sotto il dominio musulmano. A trent'anni abbandonò gli agi della casa paterna ed entrò nel Monastero di San Saba, situato nel deserto della Giudea, vicino a Gerusalemme. Poco dopo, fu ordinato sacerdote e scelto dal Patriarca Giovanni di Gerusalemme per predicare nell'Anastasis (luogo del sepolcro di Gesù) e in altri templi della Città Santa. In tal modo brillarono la sua eloquenza e la sua sicurezza dottrinale da essere soprannominato Chrysorrohas (fiume d'oro), nome dato alle acque che, provenienti dall'Antilibano, rendevano i dintorni di quella città una fertile oasi.
San Giovanni Damasceno riuscì a fare un'eccellente sintesi della dottrina patristica usando un'oratoria di grande bellezza. L'influenza del suo pensiero si estese dall'Oriente all'Occidente, dove le sue opere furono oggetto di studio da parte di San Tommaso e degli scolastici. Lottò specialmente contro gli errori degli iconoclasti, ma nelle sue omelie e scritti troviamo la confutazione di molte delle eresie che sconvolgevano le comunità cristiane dell'epoca.
Dopo aver raggiunto una veneranda anzianità - si calcola che sia morto a 74 anni - consegnò la sua anima a Dio nell'anno 749, probabilmente il 4 dicembre. Fu dichiarato dottore della Chiesa da Papa Leone XIII, il 19 agosto 1890.
Come già è stato indicato, il saper unire pietà, bellezza letteraria e la più pura ortodossia dottrinale fu uno dei grandi meriti di San Giovanni Damasceno. Egli riuscì, con una brillantezza veramente eccezionale, a coniugare il Verum, il Bonum e il Pulchrum (Verità, Bontà e Bellezza) in un linguaggio così accessibile da dilettare e allo stesso tempo insegnare le più elevate verità sul Signore Gesù e sua Madre Santissima.
L'opera di questo Padre della Chiesa è talmente vasta, i suoi scritti in tal grado magistrali nell'esposizione e ricchi di concetti teologici, cristologici, apologetici, pastorali e mariologici, che selezionare alcuni brani per illustrare questo articolo senza oltrepassare i suoi brevi limiti, diventa un'ardua sfida.

Solida dottrina cristologica
Avvalendosi di una terminologia perfetta dal punto di vista teologico, San Giovanni Damasceno esalta nelle sue omelie i misteri del Signore e confuta gli errori cristologici correnti ai suoi tempi. Affermando la piena unione del Verbo Incarnato con Dio Padre e Dio Spirito Santo, squalifica il monofisismo, che vuol vedere la natura umana di Cristo assorbita dalla divinità; il nestorianismo, che considera Nostro Signore come una persona umana nella quale il Verbo avrebbe stabilito la sua dimora come in un tempio o magione, senza assumere di fatto la natura dell'uomo; o il monotelismo che nega l'esistenza della volontà umana in Lui.
San Giovanni Damasceno riuscì a fare un'eccellente sintesi della dottrina patristica usando
un'oratoria di grande bellezza.
Così, per esempio, nella sua omelia sulla Trasfigurazione del Signore, echeggiano gli insegnamenti antimonofisiti del Concilio di Calcedonia, realizzato nel 451: "Come è possibile che cose incomunicabili si mescolino e permangano senza confondersi? Come possono unirsi alcuni elementi inconciliabili, senza perdere le caratteristiche proprie della natura? Precisamente questo è ciò che si effettua nell'unione ipostatica, in modo tale che gli elementi che si uniscono formano un solo essere e una sola persona, conservando però l'unità personale e la duplicità delle nature, in una diversità indivisibile e in un'unione senza confusione, che si realizza mediante l'incarnazione del Verbo immutabile e l'incomprensibile e definitiva divinizzazione della carne mortale. Come conseguenza di questa permuta, di questa reciproca comunicazione senza confusione e della perfetta unione ipostatica, gli attributi umani vengono ad appartenere a Dio e i divini arrivano ad appartenere a un uomo. Uno solo è, infatti, colui che, essendo Dio da sempre, dopo Si fa uomo".1                                                                                                                                                                                                                         Con pari fede e profondità teologica, il santo di Damasco non teme di trattare un tema poco sviluppato da teologi più recenti: che cosa è accaduto all'anima di Cristo dopo la sua morte? La divinità si è separata dall'anima umana e dal corpo del Signore?                      
Egli spiega: "Nonostante l'anima santa e divina si sia separata dal corpo incontaminato e vivificante, la divinità del Verbo non si è separata da nessuno di questi due elementi, ossia, né dal corpo né dall'anima, per effetto dell'indivisa unione ipostatica delle due nature, che si è realizzata nella concezione effettuata nel seno della santa Vergine Maria, Madre di Dio. Così risulta che, anche producendosi la morte, continua ad esserci in Cristo una sola persona, che è il Verbo divino, e dopo la morte del Signore, in questa persona continuano a sussistere l'anima e il corpo".2

Omelie sulla Madonna
Non sono meno belle ed eccelse le omelie di Damasceno sulla Madonna. Esse ci mostrano come la devozione alla Santissima Vergine venga dai primi tempi del Cristianesimo, come l'amore a Lei fosse molto patente già all'epoca di Sant'Ignazio di Antiochia (discepolo dell'Apostolo Giovanni), di San Giustino, martire (morto nell'anno 165) e di Sant'Ireneo (morto nel 202).
In queste omelie si trovano in germe gli elementi dottrinali che, secoli dopo, hanno facilitato la proclamazione di diversi dogmi mariani, come quello dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione della Vergine Maria in corpo e anima al Cielo.
È in questa città leggendaria di Damasco, crogiolo di razze e culture, che venne al mondo l'ultimo
dei Padri della Chiesa orientale: San Giovanni Damasceno 
Occorre evidenziare in loro, oltre la profondità teologica, l'entusiasmo e l'amore dell'autore alla Santissima Vergine. "La raison parle, mais l'amour chante" (la ragione parla, ma l'amore canta), ha scritto il romanziere Alfred de Vigny. In San Giovanni Damasceno, la ragione disserta e l'amore canta, quando tratta di Colei che è stata ritenuta degna di esser la Madre del Redentore.
Ecco come egli intona lodi alla verginità perpetua di Maria: "Oh Gioacchino ed Anna, coppia beata e veramente irreprensibile! Voi avete condotto una vita gradita a Dio e degna di Colei di cui siete diventati genitori. Avendo vissuto con purezza e santità, avete generato il gioiello della verginità, ossia, Colei che è stata vergine prima del parto, vergine nel parto e vergine dopo il parto. Colei che è la Vergine per eccellenza, vergine per sempre, vergine perpetua nello spirito, nell'anima e nel corpo".3
E con quanta bellezza letteraria, servendosi di figure tratte dall'Antico Testamento, ci descrive Maria Madre di Dio: "O Vergine, chiaramente prefigurata nel rovo, nelle tavole scritte da Dio, nell'arca della legge, nel vaso d'oro, nel candelabro, nella mensa e nella bacchetta d'Aronne fiorita. Da Te, infatti, procede il richiamo della divinità, il Verbo e la manifestazione del Padre, la manna soavissima e celeste, il nome ineffabile che sta al di sopra di ogni nome, la luce eterna e inaccessibile, il celeste pane di vita. Da Te è sbocciato corporalmente quel frutto che non è risultato dal lavoro di nessun coltivatore".4
Questa capacità di unire dottrina, poesia e fervore, è esempio tipico di quanto Urs Von Balthasar chiama "teologia in ginocchio", in opposizione alla "teologia in ufficio", così abituale al giorno d'oggi.5

Preannunciatore del dogma dell'Assunzione
San Giovanni Damasceno condivide un'opinione generalizzata tra i Santi Padri, che vi è una stretta relazione tra la verginità perpetua di Maria e l'incorruttibilità del suo corpo verginale dopo la morte. Al punto che, in passi come quelli menzionati di seguito, egli preannuncia il dogma dell'Assunzione di Maria al Cielo, in corpo e anima.
"Conveniva che colei che nel parto aveva mantenuto illibata verginità, conservasse il corpo incorrotto anche dopo la morte. Conveniva che colei che aveva portato in seno il Creatore Incarnato, abitasse tra i divini tabernacoli. [...] Conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che era del Figlio, e che fosse venerata da tutte le creature come Madre e Serva dello stesso Dio".6
Questo passaggio del Damasceno fu riprodotto letteralmente da Pio XII quando ha definito il Dogma dell'Assunzione, nella Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus. In essa, il Papa elogia anche la "veemente eloquenza" di questo santo "che tra tutti si distingue come banditore di questa tradizione".7

"San Tommaso dell'Oriente"
San Giovanni Damasceno riferendosi a se stesso diceva di non possedere nulla di originale, bensì compilava soltanto passi di scrittori antichi. Intanto, la luce del suo pensiero ha attraversato i secoli e illumina ancor oggi gli orizzonti degli studi teologici.
Lo stesso Papa Benedetto XVI, assumendolo come tema dell'Udienza Generale del 6 maggio 2009, pone in evidenza l'originalità della sua argomentazione in difesa del culto delle immagini e delle reliquie dei santi e lo qualifica come una "personalità di primo piano nella storia della teologia bizantina, un grande dottore nella storia della Chiesa universale".
San Giovanni Damasceno è stato opportunamente soprannominato "il San Tommaso d'Oriente". Felice equiparazione perché questi due luminari della Chiesa si assomigliano ad un livello molto superiore: entrambi rifulgono per la santità di vita tanto o più che per la scienza. Di loro si può ben dire: "Quando l'amore vivifica la dimensione orante della teologia, la conoscenza, acquisita attraverso la ragione, si dilata. La verità è ricercata con umiltà, accolta con trasporto e gratitudine: in una parola, la conoscenza cresce solamente quando si ama la verità. L'amore diventa intelligenza e la teologia diventa autentica saggezza del cuore, che orienta e sostenta la fede e la vita dei fedeli".8

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