venerdì 8 gennaio 2016

10 GENNAIO 2016 | BATTESIMO DI GESÙ - ANNO C | OMELIA


10 GENNAIO 2016 | BATTESIMO DI GESÙ - ANNO C | OMELIA

Per cominciare
Questa domenica prolunga il messaggio che abbiamo ricevuto nella solennità dell'Epifania. L'adorazione dei Magi è stata la prima grande rivelazione del mistero dell'incarnazione e dell'identità del bambino nato a Betlemme. Una rivelazione che diventa ugualmente piena ed esplicita nel battesimo di Gesù, "Figlio di Dio", calatosi nella nostra umanità per salvarci.

La parola di Dio
Isaia 40,1-5.9-11. Il profeta annuncia agli ebrei in esilio un nuovo esodo, la liberazione dalla schiavitù. Preparate pure la strada nel deserto, dice, è finita la vostra tribolazione. È Dio stesso che si mette alla guida del suo popolo e lo riconduce a Gerusalemme. 
Tito 2,11-14;3,4-7. Gesù si presenta a noi come "grazia di Dio" e ci propone un nuovo modello di vita, che lui stesso ha sperimentato per primo, mostrandosi pieno di bontà e di amore. Noi aderiamo a lui e realizziamo la vita nuova per mezzo del battesimo nello Spirito, che rigenera e rinnova, e che il Signore ci dona non per nostro merito, ma per la sua misericordia. 
Luca 3,15-16.21-22. Luca, come gli altri evangelisti, presenta anche lui il battesimo di Gesù, ma si direbbe che lo fa in modo più piano e senza enfasi. Non mancano però gli elementi centrali, che rendono di grande importanza questo avvenimento: il cielo che si apre, la discesa dello Spirito, la voce del Padre.

Riflettere
La prima lettura sembra legarsi poco con il battesimo di Gesù, il mistero che celebriamo quest'oggi. Invece l'inizio della vita pubblica del Figlio di Dio corrisponde perfettamente a quella nuova liberazione, al nuovo esodo atteso dal popolo ebraico schiavo in Babilonia. È questo che proclama Gesù subito dopo aver ricevuto il battesimo. L'inaugurazione del regno di Dio è la nuova e definitiva alleanza, a cui corrisponde un processo di liberazione personale e sociale. 
Un legame esplicito con l'inizio del brano del vangelo di Luca è dato poi da quell'invito a preparare la strada al Signore nel deserto, che è stato esattamente il compito di Giovanni Battista nel preparare la strada al messia nell'imminenza della sua venuta. 
Un secondo riferimento anche più esplicito è il fatto che è il Signore stesso che guida il popolo verso Gerusalemme nell'atteggiamento del pastore che raduna il gregge e lo accompagna, "portando gli agnellini sul petto, conducendo dolcemente le pecore madri", tutte immagini che si applicano perfettamente alla figura di Gesù buon pastore, e allo stile della sua predicazione. 
È un fatto che tutto il "Libro della consolazione", i capitoli 40-55 del secondo Isaia, hanno per protagonista il Signore che mantiene le promesse fatte nel momento dell'alleanza con il popolo di Israele da Abramo in poi. Dio è fedele e mantiene viva la speranza anche nei momenti più bui della storia del suo popolo. Speranza che nell'inizio della vita pubblica di Gesù trova una conferma definitiva. 
Il brano inizia con l'esortazione: "Consolate, consolate il mio popolo…". È finito l'esilio, dice il profeta, quel terribile castigo che Israele si è meritato con la propria infedeltà. Ma dà al verbo "consolare" un significato ben diverso da un semplice conforto, da un po' di consolazione, perché quando Dio interviene rinnova ogni cosa e compie anche l'impensabile, come è stato appunto per l'esodo. Lo Spirito che scende su Gesù nel momento del suo battesimo inaugura i tempi nuovi, dà inizio all'alleanza definitiva, rivela il volto misericordioso di Dio nella figura straordinaria del Figlio di Dio fatto uomo. 
La seconda lettura, il brano di Paolo a Tito, inizia con le parole: "È apparsa la grazia di Dio!", che è il messaggio gioioso che in ogni assemblea ecclesiale si è levato nella notte di Natale. È apparsa la grazia di Dio in quel bambino indifeso e povero. A Natale è apparso l'amore incondizionato e senza misura di un Dio che si incarna per illuminarci, scegliendo per sé il modo più mite e umile di presentarsi. 
Gesù, dice Paolo, usando un'immagine a lui cara, ci ha in questo modo "riscattati da ogni iniquità". L'immagine del riscatto, si riferisce alla redenzione degli schiavi, che potevano ottenere la libertà solo se qualcuno accettava di pagare il prezzo richiesto della liberazione. Così ha fatto per noi "Gesù Cristo, salvatore nostro", con la sua vita, la sua passione e morte. 
Di qui l'invito di Paolo a rispondere a questo amore senza misura di Dio. Amore che è sempre risposta a quello di Dio, che sempre ci precede e che è stato riversato su di noi in modo del tutto speciale "con un'acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza" nel momento del nostro battesimo, a cui oggi siamo inevitabilmente chiamati a ripensare.
Il vangelo di Luca che ci viene proposto oggi comincia con l'espressione "il popolo era in attesa". Di chi? Di che cosa? Qui evidentemente si parla del messia. I tempi erano maturi. Anche se da secoli le parole dei profeti non si facevano più sentire, le loro espressioni venivano lette puntualmente nelle sinagoghe e l'attesa del messia era sempre all'ordine del giorno. Del resto, non mancavano certo i motivi per attendere la venuta di un liberatore, che ridesse al popolo benessere, dignità e giustizia. In particolare, in quel momento storico, era vivamente attesa la liberazione dall'occupazione dei Romani. 
La vita e le parole del Battista davano voce a questa attesa, e - come dice Luca - c'era anche chi si domandava "se non fosse lui il Cristo". Ma lui ne prende anche in questo caso le distanze: "Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. 
"Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco", dice il Battista. E aggiunge, dando una sua interpretazione a queste parole: "Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile". Immaginando un messia giudice severissimo e terribile.
Il contrasto con ciò che segue è però forte, perché Gesù si presenta in Luca anzitutto in preghiera. Come in altre circostanze, prima di iniziare un'attività speciale, Gesù lo si trova in preghiera. Qui è la prima volta che Gesù si rivolge al Padre proprio dopo aver ricevuto il battesimo, ma Luca parlerà della preghiera di Gesù almeno una decina di altre volte. Lo troviamo in preghiera prima di scegliere gli apostoli, prima di affrontare la passione e la croce… 
Naturalmente Gesù sarà un messia ben diverso da come lo descrive il Battista. Accoglierà i peccatori, avrà bontà e tenerezza per tutti. Solo gli arroganti e i potenti aggressivi tratterà con durezza. Lo Spirito Santo e il fuoco caratterizzeranno invece il battesimo cristiano: Spirito Santo che è irresistibile forza di novità, fuoco che purifica, perdona, e abilita al regno di Dio. 
Luca racconta il battesimo di Gesù con alcuni particolari suoi propri. Intanto sembra parlarne come un fatto già avvenuto. Poi vede Gesù che si mescola semplicemente agli altri nel ricevere il battesimo, e sembra concentrare la sua attenzione sulla preghiera che segue il battesimo. Infine dà tutta l'importanza a ciò che segue: il cielo che si apre, la discesa dello Spirito Santo in forma corporea di colomba, e la voce del Padre dal cielo che dice: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento". Si tratta di una vera investitura, di una proclamazione esplicita che avalla la futura predicazione di Gesù, messia e Figlio di Dio. 
"Luca non specifica il luogo dove è avvenuto il battesimo di Gesù, ma vi allude Giovanni: "Avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando" (Gv 1,28). La tradizione ha giustamente localizzato l'episodio a Betabàra, il guado dove anche il popolo d'Israele, guidato da Giosuè, ha attraversato il fiume ed è entrato nella Terra Promessa" (Fernando Armellini). Tutto questo è estremamente significativo. Gesù che abbandona la vita privata e inizia l'esperienza della predicazione, dà vita a quell'esodo definitivo che è la liberazione dal peccato e l'inizio del regno di Dio tra gli uomini.

Attualizzare
Il battesimo di Gesù è uno degli episodi evangelici importanti, È presentato da tutti e quattro gli evangelisti (il vangelo di Marco incomincia proprio con il racconto del battesimo) e ne accenna anche Pietro nel libro degli Atti (10,34-38). È un episodio molto amato dalla chiesa in ogni tempo, molto raffigurato in tantissime chiese. Le grandi immagini e i mosaici erano perfettamente funzionali per la catechesi, soprattutto per i catecumeni che si preparavo a ricevere il battesimo. 
Anche nei film sulla vita di Gesù è spesso un episodio raccontato in modo originale, con speciale creatività. Nel film Gospel il battesimo di Gesù avviene in una fontana monumentale pubblica. Nel Gesù di Rossellini la macchina da presa fruga dall'alto tra la folla lentamente, posandosi prima su una testa e su un'altra, fino a fermarsi su un uomo in particolare, uno dei tanti, che è Gesù. 
Nel battesimo di Gesù si sono aperti i cieli e si è sentita dopo tanto tempo nuovamente la voce del Padre. "Se tu squarciassi i cieli e scendessi!" (Is 63,19), ha invocato Isaia negli anni dell'esilio. Ed è l'invocazione che per secoli gli ebrei facevano propria, invocando però la forza di Dio sui loro nemici per ottenere la vendetta, "il fuoco che incendia le stoppie e fa bollire l'acqua, e fa tremare le genti…" (Is 64,1).
"Gesù vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza" (Gregorio Nazianzeno). Si aprono sulla figura mite e indifesa di Gesù, Figlio di Dio, "l'amato", in cui il Padre ha posto il suo compiacimento; sul messia buon pastore, che accoglie tutti, solidarizza con gli umili e i peccatori e non spezza una canna già incrinata, né spegne una fiamma smorta (cf Mt 12,20).

Ma chiediamoci: che cosa è stato e che cosa ha rappresentato per Gesù il suo battesimo?
* È stato anzitutto un gesto di umanità, di umiltà, in linea con l'abbassamento dell'incarnazione. Gesù compie in questo modo ogni giustizia: si fa uomo, ma lo fa prendendo su di sé pienamente la nostra carne. È così che ci salva. 
* Per Gesù è stato anche l'uscire dalla lunga e misteriosa vita privata, per entrare nella vita pubblica. È una manifestazione di sé agli altri, in linea con l'Epifania e con le nozze di Cana (su cui rifletteremo la prossima domenica). 
* È la piena coscienza della sua figliolanza divina. Gesù è il figlio "amato" dal Padre. Il suo battesimo quindi è anche rivelazione della Trinità, e insieme della vera identità di Gesù. 
* È l'inizio della sua missione, che avviene nella forza dello Spirito Santo. Gesù da questo momento non si fermerà più. E lo farà con lo stile che gli è proprio. Come dice Isaia: "Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta" (42, 2-3). 
* È l'inaugurazione del nuovo battesimo, nello Spirito Santo e fuoco. La presenza dello Spirito creatore, santifica le acque, rendendole capaci di purificare. "Santifica il Giordano, prima di santificare noi e lo santifica per noi" (Gregorio Nazianzeno). Sono le acque del nostro battesimo e del battesimo di tutti coloro che vorranno entrare nella chiesa.
È inevitabile a questo punto riflettere anche sul nostro battesimo. Chiediamoci anzitutto che cosa è realmente avvenuto e che cosa avrebbe dovuto realizzare in noi: 
* è un momento di conversione, di nuova nascita;
* una trasformazione profonda per la discesa dello Spirito (pensiamo alla Pentecoste e a come ha trasformato gli apostoli); 
* è la proclamazione da parte del Padre della nostra figliolanza divina;
* è l'inizio della nostra missione: come Gesù dopo il battesimo dà inizio alla sua vita pubblica, così ogni nuovo cristiano è inviato ad annunciare che "il regno di Dio è vicino". 
Ma come è facile capire, tutte queste cose erano possibili un tempo, quando il battesimo veniva amministrato agli adulti, dopo un lungo periodo di preparazione, il cosiddetto catecumenato. Oggi forse il battesimo dato ai bambini può addirittura sembrare un'occasione persa, un po' sprecata: l'impegno più radicale e importante della nostra vita di cristiani viene preso dai genitori a nome dei loro figli. I quali però in questo modo inseriscono i loro figli nella chiesa, dove con il tempo sarà possibile un cammino di approfondimento della fede e una riappropriazione dei doni ricevuti. 
Non di rado, soprattutto tra i giovani, la chiesa deve difendersi da questa tradizione. Ecco come si esprime al riguardo un ragazzo di 15 anni, Maurizio: "Come le dicevo, io non ho nessuna colpa se sono cristiano. Sono stato battezzato da piccolo e i padrini si sono impegnati a nome mio a osservare la legge cristiana. Ma avevano il diritto di farlo? Non è questa una chiara violazione della libertà? Perché non mi si è data la possibilità di scegliere da me, liberamente? Non certo a quell'età, ma dopo, quando ho raggiunto l'uso della ragione e ho incominciato a capire le cose. Invece, ancora prima dell'uso della ragione hanno incominciato a dirmi che un buon cristiano non deve fare così, non deve dire così; e poi in seguito mi hanno detto che dovevo vergognarmi di quello che dicevo, perché io ero cristiano. Insomma, prima mi hanno fatto cristiano per forza, e adesso vogliono per forza che io viva da cristiano. Le sembra giusto questo?...". 
Eppure non solo tra i cristiani, ma un po' ovunque si vede che l'appartenenza a una religione è legata alla "nascita": è così tra i devoti di Allah nelle regioni musulmane, per gli ortodossi nei paesi dell'Est, per i protestanti in Usa o nel cuore dell'Europa... E così anche per i cattolici d'Italia, di Spagna, dell'America Latina. Che senso ha questa pratica, che per tanti si è ridotta a una vera e propria semplice tradizione sociale? 
Con il battesimo dato ai bambini la chiesa sottolinea che nella nostra vita tutto è dono: la nostra stessa esistenza, l'inserimento in una famiglia, la condivisione della fede, l'appartenenza alla chiesa. Tutto è dono e Dio ci ha amati per primo, e ci precede anche nei suoi doni. Non aspetta che noi siamo in grado di accoglierli: vuole molto presto, anzi subito che noi veniamo riconosciuti suoi figli e facciamo parte della comunità dei salvati. 
Non ci rimane che domandarci se a queste cose qualche volta pensiamo, se il battesimo ha modificato qualcosa nella nostra vita almeno con il passare degli anni. Siamo nati da Spirito Santo e fuoco: dovrebbe esserci una qualche traccia di questa forza creatrice nelle nostre scelte, nelle nostre giornate.
Siamo anche noi "figli di Dio" in Gesù, siamo anche noi i "prediletti del Padre" sui quali lui ha posto il suo compiacimento. Con il battesimo ha avuto inizio anche per noi il compito di sentirci discepoli di Gesù, predicatori del regno, missionari itineranti per portare il vangelo a chi non lo ha ancora ricevuto. Anche noi non dovremmo avere paura di mescolarci con i peccatori, farci umili, umani, condividere la nostra vita con gli altri, come ha fatto Gesù nella sua vita. 
Ricordiamo infine che le occasioni per vivere e riappropriarci dei valori del battesimo ci vengono assicurate più volte con il sacramento della riconciliazione, che è sempre stato considerato il sacramento che riporta il cristiano alla dignità battesimale. Un momento particolarmente importante è stato anche quello della cresima. Il vescovo ha infuso su di noi lo Spirito Santo, che è sceso nuovamente in noi per confermarci nella vita cristiana. 
Con questa domenica, che fa un po' da cerniera dagli anni della giovinezza di Gesù a quelli della sua vita pubblica, si inaugurano le domeniche dell'anno ordinario C. Di domenica in domenica saremo messi di fronte all'intera parola di Dio, e al progetto di vita che la chiesa offre a ogni cristiano.

Cristianesimo di maniera
Si racconta che gli Irlandesi, molti secoli fa, durante il battesimo dei loro figli, lasciassero fuori dalla vasca un braccio, perché potessero usarlo per vendicarsi dei loro nemici, per accarezzare le loro ragazze, e per giocare a dadi!
Don Umberto DE VANNA sdb

Nessun commento:

Posta un commento

se mi scrivete mi fate piacere