mercoledì 27 gennaio 2016

GIOVANNI PAOLO II (1990) - (il "soffio" di Dio sulla creazione, titolo mio stralciato dal testo)


GIOVANNI PAOLO II - (il "soffio" di Dio sulla creazione, titolo mio stralciato dal testo)

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 10 gennaio 1990 

1. Nel linguaggio biblico il rilievo dato alla “ruah” come “soffio di Dio” sembra dimostrare che l’analogia tra l’azione divina invisibile, spirituale, penetrante, onnipotente, e il vento, era radicata nella psicologia e nella tradizione, a cui attingevano e nello stesso tempo davano nuovo alimento gli autori sacri. Pur nella varietà di significati derivati, il termine serviva sempre per esprimere una “forza vitale” operativa dall’esterno o dall’interno dell’uomo e del mondo. Anche quando non designava direttamente la persona divina, il termine riferito a Dio - “spirito (o soffio) di Dio” - imprimeva e faceva crescere nell’anima di Israele l’idea di un Dio spirituale che interviene nella storia e nella vita dell’uomo, e preparava il terreno alla futura rivelazione dello Spirito Santo.
Così possiamo dire che già dalla narrazione della creazione, nel Libro della Genesi, la presenza dello “spirito (o vento) di Dio”, che aleggiava sulle acque mentre la terra era deserta e vuota e le tenebre coprivano l’abisso (cf. Gen 1, 2), è un riferimento di notevole efficacia a “quella forza vitale”. Esso suggerisce che il “soffio” o “spirito” di Dio ha avuto un ruolo nella creazione: quasi un potere di animazione, insieme con la “parola” che dà l’essere e l’ordine alle cose.
2. La connessione tra lo spirito di Dio e le acque, che osserviamo all’inizio del racconto della creazione, si ritrova in altra forma in diversi brani della Bibbia e vi diventa anche più stretta, perché lo Spirito stesso viene presentato come un’acqua fecondante, sorgente di nuova vita. Nel libro della consolazione, il Secondo-Isaia esprime questa promessa di Dio: “Io farò scorrere acqua sul suolo assetato, torrenti sul terreno arido. Verserò il mio spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri; cresceranno come erba in mezzo all’acqua, come salici lungo acque correnti (Is 44, 3-4). L’acqua che Dio promette di far scorrere è il suo spirito, che egli “verserà” sui figli del suo popolo. Non diversamente il profeta Ezechiele annuncia che Dio “effonderà” il suo spirito sulla casa d’Israele (Ez 39, 29), e il profeta Gioele riprende la stessa espressione che assimila lo spirito a un’acqua versata: “Effonderò il mio spirito, dice Dio, sopra ogni carne . . .” (Gl 3, 1).
Il simbolismo dell’acqua, con riferimento allo Spirito, sarà ripreso nel Nuovo Testamento e arricchito di nuove sfumature. Avremo occasione di tornarvi.
3. Nel racconto della creazione, dopo la menzione iniziale dello spirito o soffio di Dio che aleggiava sulle acque (Gen 1, 2) non troviamo più la parola “ruah”, nome ebraico dello spirito. Il modo però in cui viene descritta la creazione dell’uomo suggerisce un rapporto con lo spirito o soffio di Dio. Infatti si legge che, dopo aver plasmato l’uomo con polvere del suolo, il Signore Dio “soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un’anima vivente” (Gen 2, 7). La parola “alito” (in ebraico “neshama”) è un sinonimo di “soffio” o “spirito” (“ruah”), come si vede dal parallelismo con altri testi: invece di “alito di vita” leggiamo “soffio di vita” (Gen 6, 17).D’altra parte, l’azione di “soffiare”, attribuita a Dio nel racconto della creazione, viene ascritta allo Spirito nella visione profetica della risurrezione (Ez 37, 9).
La Sacra Scrittura ci fa quindi capire che Dio è intervenuto per mezzo del suo soffio o spirito per fare dell’uomo un essere animato. Nell’uomo c’è un “alito di vita”, che proviene dal “soffiare” di Dio stesso. Nell’uomo c’è un soffio o spirito che assomiglia al soffio o spirito di Dio.
Quando il Libro della Genesi, al capitolo 2, parla della creazione degli animali (Gen 2, 19), non accenna a una relazione così stretta col soffio di Dio. Dal capitolo precedente sappiamo che l’uomo è stato creato “a immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1, 26-27).
4. Altri testi, tuttavia, ammettono che anche gli animali hanno un alito o soffio vitale e che l’hanno ricevuto da Dio. Sotto questo aspetto l’uomo, uscito dalle mani di Dio, appare solidale con tutti gli esseri viventi. Così il Salmo 104 non pone distinzione tra gli uomini e gli animali quando dice, rivolgendosi a Dio creatore: “Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono” (Sal 104, 27-28). Poi il Salmista aggiunge: “Se togli loro il soffio, muoiono e ritornano nella polvere. Mandi il tuo soffio, sono creati e rinnovati la faccia della terra” (Sal 104, 29-30). L’esistenza delle creature dipende dunque dall’azione del soffio-spirito di Dio, che non solo crea, ma anche conserva e rinnova continuamente la faccia della terra.
5. La prima creazione, purtroppo, fu devastata dal peccato. Dio, però, non l’abbandonò alla distruzione, ma ne preparò la salvezza, che doveva costituire una “nuova creazione” (cf. Is 65, 17; Gal 6, 15; Ap 21, 5). L’azione dello Spirito di Dio per questa nuova creazione viene suggerita dalla famosa profezia di Ezechiele sulla risurrezione. In una visione impressionante, il profeta ha sotto gli occhi una vasta pianura “piena di ossa”, e riceve l’ordine di profetizzare su queste ossa e di annunziare: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo Spirito e rivivrete . . .” (Ez 37, 1-5). Il profeta esegue l’ordine divino e vede “un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente” (Ez 37, 7). Poi appaiono i nervi, la carne cresce, la pelle ricopre i corpi e infine, alla voce del profeta, lo spirito entra in quei corpi, che ritornano allora in vita e si alzano in piedi (Ez 37, 8-10).
Il senso primo di questa visione era di annunciare la restaurazione del popolo d’Israele dopo la devastazione e l’esilio: “Queste ossa sono tutta la gente d’Israele”, dice il Signore. Gli israeliti si consideravano perduti, senza speranza. Dio promette loro: “Farò entrare in voi il mio spirito e vivrete” (Ez 37, 14). Alla luce però del mistero pasquale di Gesù, le parole del profeta acquistano un senso più forte, quello di annunciare una vera risurrezione dei nostri corpi mortali grazie all’azione dello Spirito di Dio.
L’apostolo Paolo esprime questa certezza di fede, dicendo: “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8, 11).
La nuova creazione, infatti, ha avuto il suo inizio grazie all’azione dello Spirito Santo nella morte e risurrezione di Cristo. Nella sua Passione, Gesù ha accolto pienamente l’azione dello Spirito Santo nel suo essere umano (cf. Eb 9, 14), il quale ha condotto attraverso la morte a una nuova vita (cf. Rm 6, 10), che egli è ormai in grado di comunicare a tutti i credenti, trasmettendo loro questo stesso Spirito, prima in modo iniziale, nel battesimo, poi pienamente nella risurrezione finale.
La sera di Pasqua, Gesù risorto, apparendo ai discepoli nel Cenacolo, rinnova su di loro la stessa azione che Dio creatore aveva compiuto su Adamo. Dio aveva “soffiato” sul corpo dell’uomo per dargli vita. Gesù “soffia” sui discepoli e dice loro: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22).
Il soffio umano di Gesù serve così all’attuazione di un’opera divina più meravigliosa ancora di quella iniziale. Non si tratta soltanto di creare un uomo vivente, come nella prima creazione, ma d’introdurre gli uomini nella vita divina.
6. A buon diritto, perciò, san Paolo stabilisce un parallelismo e un’antitesi tra Adamo e Cristo, tra la prima e la seconda creazione, quando scrive: “Se c’è un corpo animato (in greco psychikon, da psyché che significa anima), vi è anche un corpo spirituale (pneumatikon, cioè completamente permeato e trasformato dallo Spirito di Dio), poiché sta scritto che il primo uomo, Adamo, divenne un’anima vivente (Gen 2, 7), ma l’ultimo Adamo è divenuto spirito che fa vivere” (1 Cor 15, 45). Cristo risorto, nuovo Adamo, è talmente permeato, nella sua umanità, dallo Spirito Santo, che può essere chiamato lui stesso “spirito”.
Infatti questa sua umanità non ha solo la pienezza dello Spirito Santo per se stessa, ma anche la capacità di comunicare la vita dello Spirito a tutti gli uomini. “Se qualcuno è in Cristo, scrive ancora San Paolo, è una nuova creatura” (2 Cor 5, 17).
Si manifesta così pienamente, nel mistero di Cristo morto e risorto, l’azione creatrice e rinnovatrice dello Spirito di Dio, che la Chiesa invoca dicendo: “Veni Creator Spiritus”, “Vieni, Spirito Creatore”.

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