sabato 26 marzo 2016

UN ESEMPIO: L'INNO "AL CANTO DEL GALLO" - SANT'AMBROGIO


UN ESEMPIO: L'INNO "AL CANTO DEL GALLO" - SANT'AMBROGIO

Per gli inni di Ambrogio a noi pervenuti considerati autentici sono probabilmente tredici: al canto del gallo, all'aurora, all'ora terza, nell'ora dell'accensione, per il natale del Signore, per le epifanie del Signore, per il giorno di Pasqua, per la festa di san Giovanni evangelista, per la festa dei santi Pietro e Paolo, per san Lorenzo, per sant'Agnese, per i santi Vittore Nabore Felice, per il ritrovamento dei santi Protaso e Gervaso.
Prendiamo come esempio l'inno al canto del gallo (Aeterne rerum conditor), facendolo seguire da un testo in prosa in cui Ambrogio sviluppa lo stesso tema.

O creatore eterno delle cose,
che regoli il giorno e la notte
e i tempi diversi avvicendi
ad alleviarci la noia,
già s'ode l'araldo del giorno,
che veglia nel profondo della notte:
è come luce a chi cammina al buio,
delle notturne vigilie è segnale.
Desta a quel canto la stella lucifera
dalla tenebra libera il cielo;
dei vagabondi la torma, a quel canto,
abbandona le strade del malfare.
Si rincuora a quel canto il navigante
poi che si placa la furia del mare;
anche colui che è Pietra della Chiesa
a quel canto deterse il suo peccato.
Alacri dunque e animosi leviamoci:
il gallo scuote chi a giacere indugia,
rimbrotta i dormiglioni
e chi si nega accusa.
Se il gallo canta, torna la speranza,
e rifluisce ai malati il vigore,
il bandito nasconde il pugnale,
negli smarriti la fede rivive.
Guarda, Gesù, chi vacilla,
emendaci col tuo sguardo.
Se tu ci guardi, le colpe dileguano
e il peccato si stempera nel pianto.
Tu, luce, ai sensi rifulgi
e dissipa il sonno dell'anima.
Te la primizia della voce canti,
prima che agli altri il labbro a te si sciolga.

(Ambrogio, Inno al canto del gallo: SAEMO 22, pp.31,33,35).

Questi contenuti sono resi in prosa in un'omelia de "I sei giorni della creazione", che parla del gallo.
Il ritmo poetico è per altro conservato anche in queste espressioni (spesso la prosa di Ambrogio è essa stessa altamente lirica, ritmata, con cadenze che le danno l'andamento vivo di un carme).

Il canto del gallo è gradevole nella notte: non solo gradevole ma per di più utile, perché come un buon coinquilino sveglia chi ancora sonnecchia, avvisa chi è già desto, conforta chi è in viaggio, indicando con il suo squillante segnale che la notte sta per terminare. Al suo canto il brigante abbandona l'agguato e la stella del mattino ridestandosi si leva e illumina il cielo; al suo canto il navigante ansioso depone la sua angoscia, e ogni tempestosa procella, suscitata spesso dai venti della sera, si placa; al suo canto l'animo devoto di slancio si dà alla preghiera e riprende inoltre la lettura interrotta; al suo canto infine la stessa pietra della Chiesa lava la colpa commessa con la sua negazione prima che il gallo cantasse (cfr. Mt 26,74-75). Al suo canto ritorna in tutti la speranza, si allevia la pena dell'infermo, si attenua il dolore della ferita, si mitiga l'ardore della febbre, in chi è caduto ritorna la fiducia; Gesù fissa con lo sguardo chi vacilla, richiama chi è nell'errore. Così rivolse a Pietro il suo sguardo e subito la colpa scomparve, fu cacciata la negazione, seguì la confessione del peccato (cfr. Lc 22,61,-62)... Guarda anche noi, Signore Gesù, affinché anche noi riconosciamo i nostri errori, laviamo con lacrime di pentimento la nostra colpa, meritiamo il perdono dei peccati. Di proposito abbiamo prolungato il nostro discorso, perché anche per noi cantasse il gallo e desse un aiuto alle nostre parole, affinché, se nel discorso si fosse insinuato un qualche errore, tu, o Cristo, ce ne concedessi il perdono. Concedimi, ti prego, le lacrime di Pietro; non voglio il tripudio del peccatore. Piansero gli Ebrei, e furono liberati attraverso il mare, mentre le onde si spalancavano davanti a loro... Pietro pianse il suo errore e meritò di cancellare gli errori altrui.
Ma ormai è giunto il tempo di finire, concludendo il discorso, il tempo in cui è meglio tacere o piangere, il tempo in cui si concede generosamente il perdono dei peccati. Anche per noi canti nel sacro rito questo mistico gallo, perché nelle parole ha cantato il gallo di Pietro. Pianga per noi Pietro, il quale seppe piangere a dovere per sé, e faccia rivolgere verso di noi il pio volto di Cristo. Si affretti la passione del Signore Gesù che ogni giorno condona le nostre colpe e opera in noi la grazia del perdono (Ambrogio, I sei giorni della creazione, VIII, 24, 88-90: SAEMO 1, pp.337,339,341).

Che la prosa di Ambrogio sia poetica può essere rilevato in questo bel brano, che è tutto un concatenarsi, ritmato, di attributi rivolti a Cristo.

Egli stesso è in tutto la nostra vita.
La sua divinità è vita,
la sua eternità è vita,
la sua carne è vita,
la sua Passione è vita.

Perciò Geremia disse: "Vivremo alla sua ombra" (Lam 4,20).

Ombra delle ali è l'ombra della croce,
La sua morte è vita,
la sua ferita è vita,
il suo sangue è vita,
la sua sepoltura è vita,
la sua resurrezione è la vita di tutti.
Vuoi sapere che potenza di vita sia la sua morte?
"Nella sua morte siamo stati battezzali, affinché
con lui camminiamo in novità di vita" (Rom 6,3-4).
Ed egli stesso disse: "In verità in verità vi dico,
se il chicco di grano non cade in terra e non
muore, resta da solo; se invece morirà, porterà
molto frutto" (Gv 12,24).
È lui il chicco che si è dissolto ed è morto nel suo
corpo per noi, per portare molto frutto in noi.
Così la sua morte è frutto di vita.
Dunque ciò che è stato fatto in lui, è vita.
La carne è stata fatta in lui: è vita;
l'infanzia è avvenuta in lui: è vita;
il giudizio è stato fatto su di lui: è vita;
la morte è avvenuta in lui: è vita;
la remissione dei peccati è avvenuta in lui: è vita;
una ferita gli è stata inferta: è vita;
la derisione gli è stata fatta: è vita;
una spartizione è avvenuta a suo danno: è vita;
la sepoltura è stata fatta in lui: è vita;
la resurrezione è avvenuta in lui: è vita.
Vedi quante cose sono state fatte in lui, dalle quali è
stato prodotto il capovolgimento della nostra vita,
affinché ci fosse restituita quella vita che era stata
perduta.
Infine è stato fatto oggetto di vendita: è vita;
un riscatto è avvenuto in lui: è vita.
È stato venduto da Giuda per essere ucciso, acquistato
dai Giudei per essere ucciso, affinché dal suo
sangue prezioso noi fossimo riscattati per vivere.
Questa è la vita che è avvenuta, questa è la vita che
si è manifestata, questa è la vita che abbiamo veduto,
questa è la vita che era presso il Padre, poiché
egli, che era in principio, egli stesso è nato dalla
Vergine per essere vita in favore di quelli che erano
destinati alla morte.

(Ambrogio, Commento al salmo 36, 36: SAEMO 7, pp.195,197).

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