venerdì 1 aprile 2016

OMELIA (03-04-2016) - LA FATICA DI CREDERE È RIPAGATA


OMELIA (03-04-2016) - LA FATICA DI CREDERE È RIPAGATA

padre Gian Franco Scarpitta

Come nota Ardusso, se Gesù infatti non fosse risorto, il cristianesimo non sarebbe mai nato e nulla esisterebbe dei documenti che abbiamo a disposizione per conoscere Gesù (Vangeli, lettere di Paolo, Epistole, Apocalisse). Se ancora oggi a distanza di secoli si parla di questo personaggio speciale come Figlio di Dio, ciò è possibile perché la sua resurrezione è un fatto reale, poiché proprio a partire da essa si è andata formando la prassi missionaria di annuncio da parte degli apostoli. La predicazione dei primi discepoli si fonda infatti innanzitutto su questo assunto: Gesù è risuscitato e non muore più. Essa si realizza non per mezzo di discorsi di raffinatezza persuasiva o di fini e sottili ragionamenti, ma semplicemente attraverso la narrazione di un fatto di cui gli apostoli sono testimoni oculari: Cristo era morto ed è ritornato alla vita.
Loro ne sono diventanti convinti dopo le esitazioni e i tentennamenti iniziali e adesso ne rendono testimonianza diffondendo a tutti questo messaggio che darà vita alla conversione di molti altri fratelli nelle file della Chiesa. Ma in che modo particolarmente gli apostoli hanno preso coscienza della resurrezione? Secondo Giovanni, il discepolo che Gesù amava entrando nel sepolcro vuoto vie le bende per terra e... credette, poiché prima non aveva compreso la finalità del mistero della morte di croce di Gesù. Tuttavia a consolidare la fede e la certezza degli apostoli sono state le apparizioni dello stesso Gesù risorto.
La Pasqua non si limita al solo avvenimento della tomba vuota e della corsa impaziente delle donne a darne notizia ai discepoli. Un riverbero della gioia pasquale, un aspetto eminente di essa è anche il fatto che Gesù sia apparso a più di cinquecento persone oltre che a Cefa e ai Dodici e a Paolo (1Cor 15, 3 - 8) manifestando se stesso come il Dio glorioso e invitto, destinato a vivere per sempre. Le apparizioni sono un saggio della Pasqua, un suo prolungamento, poiché in esse Cristo dimostra di aver trionfato sulla morte dopo averla affrontata faccia a faccia senza esitazioni e senza riserve. Apparendo a persone prescelte, Gesù dimostra di essere vivo, convince i suoi interlocutori che egli è davvero la vita eterna, in modo che essi con molto entusiasmo e dedizione intraprendono la loro opera missionaria.
Nel presente brano giovanneo dell'apparizione prima in assenza di Tommaso e poi in sua presenza (otto giorni dopo) Gesù mostra la magnificenza di gloria del suo corpo apparendo improvvisamente dal nulla ai suoi discepoli ed esclamando: "pace a voi". Nonostante le porte siano sprangate per paura di una possibile persecuzione dei Giudei (che avrebbero accusato gli apostoli di aver trafugato il cadavere di Gesù) egli compare loro passandovi attraverso Poi saluta gli astanti e alita su di loro per concedere ad essi lo Spirito Santo che abilita i suoi ad essere dispensatori della grazia del perdono divino: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi... "Non è ancora lo spirito della Pentecoste che darà monito e costanza nella predicazione apostolica, ma è lo Spirito grazie al quale essi si renderanno ministri della riconciliazione e del perdono di Dio.
C'è però un famoso personaggio, diventato proverbiale, che non si fida della testimonianza degli apostoli e ostinatamente vi prende le distanze. Il suo atteggiamento sembra essere simile a quello di coloro che ricevono informazioni su fatti assurdi e inverosimili quali il volo degli asini o l'esistenza degli spettri: recalcitra ed esige prove tangibili, anzi pretende di essere lui stesso a comprovare la veridicità di quanto altri gli raccontano. Tipico delle persone razionali, distanti da ogni riferimento al sovrannaturale, che escludono a priori ciò che non è conforme all'intelligenza o alla dimostrazione epidittica. Anche da parte nostra si verificano spesso delle resistenze o delle ritrosie nei confronti di determinati argomenti di fede che talvolta ci sembrano assurdi. Siamo soliti diffidare soprattutto dell'insegnamento della Chiesa e nelle proposizioni innegoziabili in campo di etica e di morale. Eppure non è affatto un caso raro che sedicenti atei razionalisti, seppure convinti e radicati nelle loro posizioni di rifiuto del sacro e del divino, proprio loro trovino spesso trastullo e sicurezza in ciò che davvero è ridicolo e riprovevole, come ad esempio la magia o la superstizione. "Chi obbedisce non sbaglia mai". Soprattutto se ci si apre al mistero di Dio con l'obbedienza della fede e l'umiltà di chi sa accettare ben disposto ciò che umanamente non potrà mai comprendere. Se la fede fosse sperimentazione e verifica razionale allora non sarebbe più fede, ma evidenza. La fede è invece "Fondamento delle cose che si sperano, prova di quelle che non si vedono (Eb 11) e richiede nient'altro che apertura di cuore e sottomissione libera e consapevole, la quale apporta sempre benefici e vantaggi a chi sa metterla in atto. Credere tante volte è più promettente che bizantineggiare e la fatica del credere è sempre ben ripagata.

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