venerdì 8 aprile 2016

VANGELO DI GIOVANNI: C. 21,1-14: UN'IMMAGINE DI CHIESA


VANGELO DI GIOVANNI: C. 21,1-14: UN'IMMAGINE DI CHIESA

Personalmente pensiamo che l’autore di questo breve capitolo (25 versetti) sia stato un collaboratore dell’Evangelista che ha recuperato due dati importanti della tradizione sinottica.
Il primo è quello di evidenziare una parola di Gesù: “Dopo la mia Risurrezione vi rivedrò in Galilea (Mc 26,22; 28,30), e lo fa narrando una pesca miracolosa sul mare di Tiberiade (21,1-14). Il secondo dato è quello del primato di Pietro sempre rimasto in ombra nel Vangelo di Giovanni e tanto importante nella tradizione (Mt 16,16-20): “Su di te fonderò la mia Chiesa” e Luca 32,32: “E tu una volta ravveduto conferma nella fede i tuoi fratelli”. Lo sviluppo è meraviglioso (21,15-19). Segue quello che Gesù ha detto a Pietro sul discepolo che egli amava (21,20-23). Infine una breve conclusione (21,24-25).

Una pesca significativa (21,1-14)
Dopo questi fatti Gesù si manifestò di nuovo ai suoi discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero gli altri: “Anche noi veniamo con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca, ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No!”. Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore”. Simon Pietro appena udì che era il Signore si strinse la veste attorno ai fianchi perché era svestito e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci.
Infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco acceso con dei pesci sopra e del pane. Disse loro Gesù: “Portate un po’ del pesce che avete preso ora”. Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti la rete non si spezzò. Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore.
Allora Gesù si avvicinò: prese del pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli dopo essere risorto dai morti.
Nello stile di Giovanni gli eventi o le cose raccontate sono un “segno”. Questo ci obbliga ad andare oltre la materialità delle cose per scoprire il profondo significato del racconto. Così, all’inizio si dice che lì sulla sponda del mare di Tiberiade c’erano sette discepoli: il primo Pietro. La domanda è ovvia: dov’erano gli altri cinque? È forse inutile chiederselo, perché il numero dodici è simbolo di Israele mentre il sette indica l’universalità, l’immenso campo della missione della Chiesa.

I pesci
Ora Pietro a un certo punto dice: “Vado a pescare” e gli altri risposero: “E noi veniamo con te” e salirono sulla barca. Quando venne l’alba, Gesù si presentò ai discepoli i quali non lo riconobbero e chiese loro: “Figlioli, avete qualcosa da mangiare?”. Risposero: “No”. Non avevano preso nulla quella notte. E Gesù a loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e la rete si riempì di centocinquantatré grossi pesci e non si ruppe.
Su questo numero, nella storia della Chiesa si sono avute varie interpretazioni. La più suggestiva può essere quella che vede il numero come la somma di 76 + 77 ossia del valore numerico delle parole Simon e Ichthys (pesce). Quindi un’identificazione fra Pietro e Gesù, indicato dal simbolo del pesce. Un’altra interpretazione si rifà al testo del profeta Ezechiele (capitolo 47) che vede un fiume uscire dal Tempio di Gerusalemme per irrigare tutta la Palestina portando una quantità incredibile di pesci; i pescatori stanno presso il mare a En-eglaim e gettano le reti: il valore numerico delle consonanti ebraiche di En-Eglaim è 153. Noi oggi sappiamo che nel mondo antico non è mai stato attribuito, né dai pagani, né dai rabbini, un particolare valore simbolico a questo numero.
Per cui la sua presenza in questo testo deve avere un significato del tutto particolare. Un significato oscuro, tanto che ha fatto dire a Sant’Agostino che questo numero è «un grande mistero», oppure ha un significato così semplice che sfugge alle interpretazioni contorte che si sono avute nel corso dei secoli. Orbene, l’origine di questo numero così preciso (altre volte Giovanni fa sempre precedere l’espressione “circa” davanti all’uso dei numeri), probabilmente, va ricercata nella volontà di richiamare l’attenzione sul fatto che quanto è stato riferito è il rapporto di un testimone oculare che indica il numero esatto di una pesca decisamente abbondante. Ed è per questo che di fronte a tutto ciò, il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore”.
Pietro si strinse la sopravveste e si gettò in acqua per arrivare prima. Ma Gesù non gli fece caso; forse era una prova, e continuò a parlare a tutti. Lì sulla spiaggia c’era un fuoco acceso con del pesce sopra e anche del pane.

Il fuoco
Il fuoco che è acceso sulla spiaggia è un fuoco di carbonella. Il termine usato è molto raro. Solo in Giovanni 18,18 al momento del tradimento di Pietro, Giovanni usa questo termine per indicare il fuoco presso il quale Pietro si era seduto.
Un riferimento al momento del tradimento? Certo è che il Gesù che Pietro vede presso il fuoco la notte dell’arresto è il Gesù abbandonato e di lì a poco, sfigurato, ora è il Gesù glorioso e risorto che convoca i suoi per inviarli nel mondo. Inoltre, è anche il Gesù che, abbandonato, ora chiama alla comunione con Lui, all’intimità del convivio, all’affettuosa amicizia che solo l’Amore trafitto può offrire all’uomo.
Per questo, Gesù disse: “Portate un po’ del pesce che avete preso. Lo dice a tutti, ma è il solo Pietro che va e trae fino a terra la rete. Ciò che non fu possibile a tutti, fu possibile a uno: È lui il Pescatore. Del resto la barca era sua.
Qui si compie la promessa di Gesù: è davvero pescatore di uomini qui simboleggiati dai pesci. “E la rete non si ruppe”. È lui nella comunità il centro visibile dell’unità della Chiesa e lo sarà finché avrà portato a termine la totalità degli uomini: senso simbolico del numero 153.
Compiuto ciò, segue il banchetto, simbolo del banchetto eterno quando Gesù ci farà sedere a mensa nel suo regno e ci servirà (Lc 12,37; 22,30). Qui prende il pane e lo dà, come ha fatto quando moltiplicò i pani e si era come qui presso il mare di Tiberiade (6,1-15).
Nel capitolo 20, Gesù era il dispensatore dei doni: pace e Spirito Santo. Ora il Risorto dispensa la vita e tutti lo vedono e non è più il tempo di fare delle domande. 
Giovanni usa un verbo assai raro che indica: indagare, interrogare. Se si pensa che la domanda. «Chi sei?», viene rivolta a Gesù dai Giudei in 8,25 e che ora i discepoli non osano più fare questa domanda, si deve concludere che l’impatto della scena è decisamente forte.
Ora i discepoli non conosco più Gesù come lo avevano conosciuto prima, ora sono entrati con lui in una nuova relazione. Se prima anche loro dubitavano ed erano incerti, ora nessuno di loro osa domandare, perché, come insegnavano i rabbini, quando ci si trova dinanzi a Dio solo lo stolto rivolge delle domande a Dio. Ora, invece, tutto è chiaro: Gesù vive davvero in mezzo a loro. Lui è il Signore, il Risorto dai morti!

 Mario Galizzi SDB (+)

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