venerdì 20 maggio 2016

OMELIA (22-05-2016) - DIO SINGOLO E DIO SOCIALE


OMELIA (22-05-2016) - DIO SINGOLO E DIO SOCIALE

padre Gian Franco Scarpitta

Dio singolo e Dio sociale

Scrive Giovanni nella sua Lettera: "Sappiamo che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna"(1Gv 5, 20). Gesù Cristo, Dio fatto uomo, ci rivela non soltanto i piani di salvezza del Padre, ma ci mostra anche il vero volto di Dio, la sua vera Identità. E ce le rivela in modo tale che noi la possiamo conoscere. Basta guardare A Gesù, alla sua vita, ai suoi insegnamenti e ai moniti che lui fa agli apostoli, come pure alla vita e alla missione dei primi apostoli della Chiesa per comprendere che il vero Dio è un Individuo ma allo stesso tempo una Comunione di Persone e in se stesso vive la soggettività e la molteplicità. Certo si tratta di un Mistero insondabile che noi non possiamo pretendere di svelare: se riuscissimo a dimostrarlo o a renderne l'evidenza, non riguarderebbe più un attributo divino, ma una prerogativa del nostro mondo. In quanto Mistero lo si accoglie per fede e con riverenza, considerando però come Dio nella sua infinita bontà e amicizia verso l'uomo, abbia voluto renderci partecipi di esso. Egli, pur essendo Uno e Unico è allo stesso tempo Tre. Una natura, tre Persone, uguali e allo stesso tempo distinte che fra di loro vivono dall'eternità una Comunione di interazione e di amore reciproco. Il Padre dona tutto se stesso al Figlio; il Figlio dona tutto se stesso al Padre e il Dono che ne scaturisce è lo Spirito Santo, Amore personale che vincola i Due. Un dono non si identifica né con il donatore né con il ricevente, ma dell'uno e dell'altro è una rappresentazione, un'esteriorizzazione; così avviene nel Dono reciproco dello Spirito Santo che intercorre fra il Padre e il Figlio. Una comunione di amore in un Dio che tuttavia resta Uno e Unico. Una contraddizione? Certamente no, se si vuole prescindere dall'ambito della conoscenza umana collocandoci in quello, più esaltante, della prospettiva di Dio. Per Dio infatti tutto è possibile, anche essere Uno e allo stesso tempo molteplice; anche essere un Individuo e al contempo una Comunione di Amore.
Nel linguaggio cristiano questo concetto si definisce "Trinità". Certuni, come i Testimoni di Geova, lo respingono semplicemente perché il termine non compare nella Bibbia, il che in effetti è vero. La parola Trinità fu introdotta nel II secolo d. C e il primo a farne uso fu probabilmente Tertulliano. Cò tuttavia non smentisce che tutto il Nuovo Testamento ne parli espressamente, rilevando non soltanto che Dio è davvero Uno e Trino, ma anche che così deve necessariamente essere, unità e comunione, altrimenti non sarebbe davvero un Dio onnipotente al punto da darci in se stesso l'idea di singolo e di comunità. Chi smentisce la Trinità smentisce il vero Dio e svilisce il Figlio Gesù Cristo, misconoscendo il Padre e il Figlio (1Gv 2, 22).
Come abbiamo detto, solamente Gesù ci poteva rivelare questo essere straordinario e affascinante di Dio, in quanto Egli è Verbo Incarnato e per ciò stesso rivelazione del medesimo Dio. Così Gesù ci spiega che "Io sono nel Padre e il Padre e in me", che Lui assieme al Padre nello Spirito Santo è "una cosa sola" e dopo la risurrezione invita gli apostoli: "Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt, 28, 19); nell'episodio dell'annunciazione vengono menzionati l'Altissimo (il Padre), il Figlio dell'Altissimo (il Figlio) e lo Spirito Santo come tre soggetti di pari importanza e dignità (Lc 1, 35); la risurrezione di Gesù è attribuita al Padre (At 2, 24), a Gesù stesso (Gv 10, 17- 18) e allo Spirito Santo (At 8, 11) e la formula di saluto finale della 2 Corinzi è data in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (2Cor 13, 13). Pietro, dopo il primo discorso di Pentecoste, invita i Giudei pentiti a farsi battezzare "nel nome di Gesù Cristo" (At 2, 38), eppure lo stesso Gesù aveva espressamente comandato di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Se è vero che l'Antico Testamento non parla del Dio Uno e Trino se non con qualche sparuto riferimento al plurale (facciamo l'uomo a sua immagine e somiglianza), è altrettanto vero che il mistero del Verbo Incarnato ci svela l'arcano di un Dio che è Uno solo eppure Tre e che nel suo essere Per Sè si fa per noi.
Nella Trinità noi contempliamo la Perfezione assoluta che ci si mette a disposizione. Osserva San'Ilario: "Nell'ambito della Trinità, tutto è perfettissimo: l'immensità nell'eterno, la manifestazione nell'immagine e il godimento nel dono", indicandoci così nel mistero di Dio un protrarsi a nostro vantaggio, un venirci incontro dello stesso Amore fra i Tre nel suo Figlio Gesù Cristo di cui lo Spirito ci ha fatto dono e contemporaneamente anche il Figlio Gesù ci fa dono di Questi.
Se Gesù ci mostra il vero Dio, ciò non avviene certo perché noi possiamo essere semplici spettatori del suo mistero. Siamo ben lontani dalla filosofia epicurea, per la quale gli dei vivevano una gloriosa dimensione che imponeva distanza e indifferenza nei confronti degli uomini. Il Dio Cristiano vuole piuttosto coinvolgere anche noi in questa dinamica di reciproca appartenenza fra Padre, Figlio e Spirito affinché noi partecipiamo dell'interagire glorioso dei Tre. La Trinità, pur mostrandoci Dio comunque come mistero di perfezione assoluta, ci ragguaglia del fatto che questo stesso Dio non lascia l'uomo nell'imperfezione, ma lo chiama alla comunione con sé, lo rende partecipe dello stesso Amore con cui in Se Stesso egli si ama fin dall'eternità.
La Trinità interessa tutta la nostra vita e che noi stessi ne siamo immersi e viviamo nel e del mistero trinitario: anche in noi vive la Trinità nella perfezione che ci ha conferito la grazia sacramentale del Battesimo e noi ne rechiamo l'immagine muovendoci tutti i giorni per volontà del Padre, sostenuti dal Figlio e animati dallo sprone dello Spirito Santo. Attraverso la nostra accettazione e configurazione a Gesù Cristo Figlio di Dio che per noi si è fatto uomo diventiamo partecipi della stessa vita divina, dello stesso amore che intercorre fra le Persone. Nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo noi non possiamo che ritrovarci vincolati e coesi dall'amore anche fra di noi per vivere dello stesso amore divino che rechiamo agli altri.

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