venerdì 16 settembre 2016

CLIVES STAPLES LEWIS - IL CRISTIANESIMO COSÌ COM’È


CLIVES STAPLES LEWIS  - IL CRISTIANESIMO COSÌ COM’È

XI - GLI UOMINI NUOVI 

Nell'ultimo capitolo ho paragonato l'opera di Cristo nel dar vita a Uomini Nuovi al processo di mutare un cavallo in una creatura alata. Ho usato quell'esempio estremo per sottolineare che non di semplice miglioramento si tratta, ma di Trasformazione. L'analogia più prossima nel mondo naturale appare nelle straordinarie trasformazioni che possiamo effettuare negli insetti sottoponendoli a certi raggi. Alcuni pensano che l'evoluzione abbia funzionato in questo modo. Le modifiche decisive sarebbero state prodotte nelle creature da raggi provenienti dallo spazio cosmico. (Naturalmente, una volta avvenute le modifiche, comincia ad agire su di esse ciò che chiamiamo «selezione naturale »: cioè, le modifiche utili sopravvivono e le altre vengono eliminate).
Forse per un uomo di oggi il modo migliore per comprendere l'idea cristiana è di considerarla in rapporto con l'evoluzione. Tutti ormai conoscono la teoria evoluzionista (anche se, com'è noto, ci sono persone colte che la contestano): a tutti è stato detto che l'uomo si è evoluto da forme inferiori di vita. Di conseguenza, la gente spesso si domanda: «Quale sarà il prossimo passo? quando apparirà l'essere al di là dell'uomo? ». Scrittori immaginosi cercano a volte di raffigurare questo prossimo passo - il «Superuomo», come lo chiamano; ma di solito riescono soltanto a raffigurare un essere molto peggiore dell'uomo quale lo conosciamo, e poi rimediano appiccicandogli braccia o gambe supplementari. Ma se il prossimo passo fosse diverso dai precedenti più ancora di quanto immaginano questi autori? Non è, anzi, molto probabile che lo sia? Migliaia di secoli fa si svilupparono creature gigantesche, rivestite di pesanti corazze. Se qualcuno a quel tempo avesse studiato il corso dell'evoluzione, probabilmente avrebbe pensato che esso procedesse verso corazze sempre più pesanti. Ma si sarebbe sbagliato. Il futuro aveva in serbo qualcosa che nulla a quel tempo lasciava prevedere. Aveva in serbo degli animali piccoli, nudi, privi di corazza, con un cervello migliore; animali che con quel cervello avrebbero dominato l'intero pianeta, e non solo sarebbero stati più forti dei mostri preistorici, ma avrebbero avuto una forza di nuovo genere. Il prossimo passo sarebbe stato dunque non solo diverso, ma di una diversità di tipo nuovo. Il flusso dell'evoluzione non avrebbe continuato a scorrere nella direzione in cui lo vedeva procedere quell'ipotetico osservatore: era in procinto di fare una brusca virata.
A me sembra che le congetture popolari sul Prossimo Passo facciano perlopiù lo stesso sbaglio. La gente vede (o crede di vedere) uno sviluppo sempre maggiore del cervello umano, e crescere sempre più il dominio dell'uomo sulla natura. E poiché crede che la corrente vada in quella direzione, immagina che continuerà ad andare in quella direzione. Ma io non posso fare a meno di pensare che il Prossimo Passo sarà realmente nuovo: andrà in una direzione che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare. Altrimenti, non sarebbe il caso di chiamarlo «nuovo ». Mi aspetterei non solo una diversità, ma un nuovo tipo di diversità; non solo un cambiamento, ma un metodo nuovo di produrre il cambiamento. O, per dire un controsenso, mi aspetterei che la prossima fase dell'evoluzione non fosse affatto una fase dell'evoluzione: mi aspetterei che l'evoluzione come metodo per produrre il cambiamento fosse superata. E infine, non sarei sorpreso se, quando la cosa avvenisse, pochissimi si accorgessero che sta avvenendo.
Ebbene, se vogliamo esprimerci in questi termini, l'opinione cristiana è precisamente che il Prossimo Passo è già avvenuto. Ed è realmente nuovo. Non è un cambiamento da uomini intelligenti a uomini più intelligenti: è un cambiamento da creature di Dio a figli di Dio. Il primo esempio apparve in Palestina due mila anni fa. In un certo senso, il cambiamento non è affatto una «evoluzione », perché non è qualcosa che scaturisce dal processo naturale degli eventi, bensì qualcosa che sopravviene nella natura dal di fuori. Ma questo è appunto ciò che mi aspetterei. Noi siamo arrivati all'idea di «evoluzione»  studiando il passato. Se ci sono vere novità in serbo, è chiaro che tale idea, basata sul passato, non può darne conto realmente. E in effetti questo Nuovo Passo differisce da tutti quelli precedenti non solo in quanto proviene da una sfera esterna alla natura, ma anche in parecchi altri modi.
l. Non avviene mediante la riproduzione sessuale. Dobbiamo meravigliarcene? C'è stato un tempo in cui il sesso non esisteva: lo sviluppo avveniva con altri metodi. Di conseguenza, è pensabile che venga un tempo in cui il sesso non ci sarà più, oppure (ed è ciò che sta avvenendo), pur continuando a esistere, non sarà più il veicolo dello sviluppo.
2. Nelle fasi anteriori gli organismi viventi non potevano scegliere, o potevano scegliere in misura ridottissima, se fare o non fare il nuovo passo. Il progresso, in massima, avveniva per spinta propria, non era opera loro. Ma il nuovo passo di cui parliamo, il passo dall'essere creature all'essere figli, è volontario. O almeno, lo è in un certo senso. Non è volontario nel senso che noi, per conto nostro, avremmo potuto scegliere di compierlo, o anche solo immaginarlo; ma è volontario nel senso che quando ci viene proposto lo possiamo rifiutare. Possiamo, volendo, tirarci indietro; possiamo puntare i piedi e lasciare che la nuova Umanità vada avanti senza di noi.
3. Ho chiamato Cristo il «primo esempio» dell'uomo nuovo. Ma, naturalmente, Egli è molto di più. Non è soltanto un nuovo uomo, un’esemplare della specie, ma il nuovo uomo. È l'origine, il centro, la vita di tutti gli uomini nuovi. Egli è venuto nell'universo creato, di Sua volontà, portando con sé la Zoé, la nuova vita (nuova per noi, beninteso: nel luogo che le è proprio la Zoé esiste da sempre). Ed Egli la trasmette non per via ereditaria ma mediante ciò che ho chiamato il «buon contagio ». Chi la ottiene, la ottiene attraverso il contatto personale con Lui. Diventa un uomo nuovo perché è «in Lui ».
4. Il passo di cui parliamo ha un'andatura, una velocità diversa dai precedenti. Paragonata con lo sviluppo dell'uomo su questo pianeta, la diffusione del cristianesimo nel genere umano sembra procedere con la rapidità di un lampo: due mila anni sono un'inezia nella storia dell'universo. (Non dimentichiamolo mai: noi siamo ancora «i primi cristiani ». Le divisioni presenti tra di noi, deplorevoli e deleterie, sono, speriamo, malattie dell'infanzia: noi siamo ancora alla dentizione. Il mondo esterno, senza dubbio, pensa esattamente il contrario. Crede che noi stiamo morendo di vecchiaia. Ma l'ha creduto già molte volte. Ha creduto tante volte che il cristianesimo stesse morendo, per le persecuzioni esterne e per le corruzioni interne, per l'avvento dell'islamismo, per il sorgere delle scienze fisiche, per il dilagare di grandi movimenti rivoluzionari anticristiani. Ma ogni volta è rimasto deluso. Il primo disinganno venne con la crocifissione. L'Uomo risorse. In un certo senso - e mi rendo conto di come ciò debba sembrare terribilmente iniquo ai nostri avversari - così è sempre stato da allora in poi. Loro continuano a uccidere la cosa a cui Lui ha dato inizio: e ogni volta, quando spianano la terra sulla sua tomba, sentono improvvisamente che questa cosa è ancora viva, ed è perfino sbocciata in nuovi luoghi. Nessuna meraviglia che ci detestino) .
5. La posta è più alta. Ritraendosi dai passi precedenti una creatura perdeva, alla peggio, i suoi pochi anni di vita su questa terra, e molto spesso neanche questo. Ritraendoci da questo passo noi perdiamo un premio che è (nel senso più rigoroso del termine) infinito. Perché adesso il momento critico è arrivato. Secolo dopo secolo Dio ha guidato la natura fino al punto di produrre persone che possono (se vogliono) essere portate fuori dalla natura, mutate in «dèi ». Si lasceranno portare? In certo modo, è come la crisi della nascita. Finché non ci alziamo e seguiamo Cristo, noi siamo ancora parte della natura, siamo ancora nel grembo della nostra grande madre. La sua gravidanza è stata lunga, dolorosa, piena di ansie, ma è giunta al culmine. Il grande momento è venuto. Tutto è pronto. Il dottore è già qui. Il parto «andrà bene »? Ma è un parto, s'intende, diverso dall'ordinario, e per un aspetto essenziale. In un parto ordinario il bambino non ha scelta: in questo caso sì. Chissà che cosa farebbe un bambino, se potesse scegliere. Forse preferirebbe rimanere nell'oscurità calda e protettiva del ventre materno: pensando, così, di essere al sicuro. E sbaglierebbe: perché se rimane nel ventre materno morirà.
Secondo questa visione, la cosa è avvenuta: il nuovo passo è stato compiuto e si sta compiendo. Già gli uomini nuovi sono sparsi in tutta la terra. Alcuni, come ho ammesso, sono ancora difficilmente riconoscibili; ma altri possiamo riconoscerli. Di tanto in tanto li incontriamo. Le loro voci e le loro facce sono diverse dalle nostre: più forti, più calme, più liete, più raggianti. Questi uomini partono da dove i più di noi si arrestano. Sono, dico, riconoscibili: ma dobbiamo sapere cosa cercare. Non attirano l'attenzione su di sé. Tu immagini di far loro del bene, mentre sono loro a fartene. Ti amano più di quanto ti amino gli altri uomini, ma hanno meno bisogno di te. (Dobbiamo vincere il desiderio che si abbia bisogno di noi: per certe bravissime persone, specialmente donne, questa è la tentazione cui è più difficile resistere). Sembrano, di solito, avere una quantità di tempo a disposizione, e tu ti domandi da dove gli venga. Quando abbiamo riconosciuto uno di essi, riconoscere il successivo ci riesce molto più facile. E io sospetto fortemente (ma come faccio a saperlo?) che essi si riconoscano tra loro immediatamente e infallibilmente, al di là di ogni barriera di colore, sesso, classe, età, e anche di dottrina. Diventare santi, così, è un po' come aderire a una società segreta. Per dirla in termini molto riduttivi, dev'essere un grande divertimento.
Ma non dovete immaginare che gli uomini nuovi siano tutti uguali, nel senso comune del termine: anche se molto di ciò che sono venuto dicendo in questi ultimi capitoli potrebbe farvelo supporre. Diventare uomini nuovi significa perdere ciò che noi ora chiamiamo il «nostro io ». Dobbiamo uscire dal nostro io, entrare in Cristo; la Sua volontà deve diventare la nostra, e noi dobbiamo pensare i Suoi pensieri, «avere lo spirito di Cristo », come dice la Bibbia. E se Cristo è uno, ed è in noi tutti, non saremo tutti perfettamente identici? Si direbbe, certamente, che la prospettiva sia questa: ma non è vero.
È difficile qui trovare un buon esempio: perché è ovvio che non esistono due cose che abbiano tra loro un rapporto uguale a quello del Creatore con una delle Sue creature. Ma tenterò, ricorrendo a due esempi molto inadeguati, che forse possono dare tuttavia un barlume della verità. Immaginate una folla di gente che abbia sempre vissuto al buio. Voi andate da loro e cercate di descrivere come è fatta la luce. Potreste dire che se escono alla luce, la luce ricadrà su tutti loro, e tutti, riflettendola, diventeranno visibili. Quella gente non penserebbe, probabilmente, che se tutti ricevono la stessa luce: e tutti vi reagiscono nello stesso modo (cioè riflettendola), sembreranno tutti uguali? Mentre voi e io sappiamo che la luce, al contrario, rivelerà e metterà in risalto quanto essi sono diversi l'uno dall'altro. Oppure, immaginate uno che non conosca il sale. Tu gliene fai assaggiare un pizzico, e lui sente un certo sapore forte e acre. Poi gli dici che al tuo paese la gente mette il sale in tutte le vivande. «Allora,» lui potrebbe rispondere «tutti i vostri piatti avranno lo stesso sapore, perché questa roba che mi hai dato ha un gusto così forte da annullare tutti gli altri ». Ma voi e io sappiamo che il sale ha l'effetto opposto. Lungi dall'annullare il sapore dell'uovo, della trippa o del cavolfiore, lo esalta. Le vivande rivelano il loro vero sapore solo quando si aggiunge il sale. (Naturalmente, come ho premesso, questo non è un esempio molto calzante, perché in fin dei conti si può annullare il sapore di un cibo mettendoci troppo sale, mentre non si può annullare il sapore della personalità umana mettendoci troppo Cristo. Sto solo facendo del mio meglio).
Con Cristo e noi accade qualcosa di simile. Più togliamo di mezzo ciò che ora chiamiamo il nostro io, e ci lasciamo condurre da Lui, più diventiamo veramente noi stessi. In Lui c'è tanta ricchezza, che milioni e milioni di «piccoli Cristi », tutti diversi, sono ancora troppo pochi per esprimerLo pienamente. Tutti sono opera Sua. Egli ha inventato - come uno scrittore inventa i personaggi di un romanzo - tutte le persone differenti che voi e io eravamo destinati a essere. In questo senso i nostri veri «io»sono tutti in attesa di noi in Lui. Non giova cercare di «essere me stesso» senza di Lui. Più io Gli resisto e cerco di vivere per conto mio, più divento succube della mia eredità, educazione, ambiente, desideri naturali. Ciò che io chiamo orgogliosamente «me stesso» diventa in effetti solo il punto d'incontro di sequele di eventi a cui io non ho dato origine e che non posso fermare. Quelli che chiamo «miei desideri» diventano soltanto i desideri suscitati dal mio organismo fisico o inculcati in me da pensieri altrui, o magari suggeritimi da esseri diabolici. Uova, alcol e una buona notte di sonno saranno la vera origine della decisione (che io mi lusingo di credere personalissima e ponderata) di amoreggiare con la ragazza seduta di fronte a me in uno scompartimento ferroviario. La propaganda sarà la vera origine di quelle che io considero mie personali idee politiche. Nel mio stato naturale, io sono una persona molto meno di quanto amo credere: gran parte di ciò che chiamo «me stesso» può essere spiegata molto facilmente. È quando mi volgo a Cristo, quando mi abbandono alla Sua Personalità, che comincio ad avere una vera personalità mia.
All'inizio ho detto che in Dio c'erano delle Personalità. Ora andrò oltre: non ci sono vere personalità altrove. Finché non Gli avrai dato tutto te stesso non sarai veramente te stesso. L'uniformità si trova soprattutto tra gli uomini più «naturali », non tra quelli che si arrendono a Cristo. Come sono monotonamente simili tutti i grandi tiranni e conquistatori: come sono gloriosamente differenti i santi!
Ma ci deve essere una reale rinuncia al proprio io. Devi gettarlo via, per così dire, «alla cieca». Cristo ci darà una vera personalità: ma non dobbiamo andare a Lui con questo fine. Finché ciò che ci preme è la nostra personalità, non andiamo affatto a Lui. Il primo passo è tentare di dimenticare completamente noi stessi. Il nostro io nuovo e vero (che è di Cristo e anche nostro, e nostro perché Suo) non verrà fin tanto che lo cerchiamo. Verrà quando cerchiamo Lui. Sembra una stranezza? Lo stesso principio, sapete, vale per cose più banali. Anche nella vita sociale, non faremo mai una buona impressione agli altri finché continuiamo a preoccuparci dell'impressione che facciamo. Anche nella letteratura e nell'arte, chi si preoccupa dell'originalità non sarà mai originale; mentre se uno cerca semplicemente di dire la verità (senza curarsi né punto né poco di quante volte sia già stata detta) diventerà, in nove casi su dieci, originale, senza nemmeno accorgersene. Questo principio pervade tutta la vita, da cima a fondo. Rinuncia a te stesso, e troverai il tuo vero io. Perdi la tua vita e la salverai. Sottomettiti alla morte - alla morte, ogni giorno, delle tue ambizioni e dei tuoi desideri prediletti, e alla morte di tutto il tuo corpo alla fine; sottomettiti con ogni fibra del tuo essere, e troverai la vita eterna. Non trattenere nulla. Soltanto ciò che avrai donato sarà realmente tuo. Soltanto ciò che in te è morto risorgerà dai morti. Cerca te stesso, e a lungo andare troverai solo odio, solitudine, disperazione, rabbia, rovina, disfacimento. Ma cerca Cristo e Lo troverai, e con Lui tutto il resto per soprappiù.

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