venerdì 10 febbraio 2017

12 FEBBRAIO 2017 | 6A DOMENICA - TEMPO ORDINARIO A | OMELIA


12 FEBBRAIO 2017 | 6A DOMENICA - TEMPO ORDINARIO A | OMELIA

Fu detto agli antichi....Ma io vi dico...

Per cominciare
Anche Gesù, come Mosè proclama solennemente la sua legge, che non è diversa da quella della prima alleanza, ma impegna di più, perché arriva al cuore dell'uomo.

La parola di Dio
Siracide 15,15-20. La sapienza di Ben Sirac, un autore del II secolo, invita a osservare la legge, sapendo che Dio vede ogni nostra azione e che non autorizza nessuno a compiere il male. 
1 Corinzi 2,6-10. Prosegue la presentazione della lettera ai Corinzi. Paolo parla ai cristiani della vera sapienza, quella che proviene dallo Spirito e che è anticipazione della la gloria futura. 
Matteo 5,17-37. Continua il "Discorso della Montagna". Gesù, che a volte pare contrapporsi alla legge, qui la conferma in modo netto, anzi la porta alle estreme conseguenze, soprattutto nei confronti dell'amore al prossimo.

Riflettere
A Corinto c'era chi si vantava della propria sapienza e predicava il vangelo ricorrendo a sottili ragionamenti, alla maniera dei filosofi. Paolo è duro con questo tipo di persone: non hanno capito nulla del vangelo, che non è sapienza di questo mondo, ma è fondata sul mistero di Dio. È infatti la sapienza dei dominatori di questo mondo che ha condannato alla croce Gesù, "Signore della gloria". 
Paolo stesso si è proposto ai Corinzi "nella debolezza" e la sua predicazione trovò la sua forza "sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza", perché la loro fede "non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio" (1Cor 2,3-4). 
Ed è questa sapienza che, come dice la Scrittura (Is 64,3), rivela ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano: "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore d'uomo". 
La prima lettura presenta il sapiente Siracide, che è tutto preso dalla bellezza della legge di Dio. E invita i suoi uditori a custodirla: "Davanti a ogni uomo stanno la vita e la morte, il bene e il male, il fuoco e l'acqua": ognuno di noi è chiamato a scegliere, ed è libero e responsabile delle proprie azioni. Ciascuno di noi può costruire o rovinare la propria esistenza. Ma la colpa non sarà di Dio, perché lui "non ha dato a nessuno il permesse di peccare" e la responsabilità sarà totalmente personale. 
Il capitolo quinto di Matteo riporta il lungo "Discorso della Montagna"; è il testo della nuova legge, il punto di vista di Gesù su temi importanti, come l'adulterio e il divorzio, la giustizia, il perdono. 
Si tratta di insegnamenti che forse Gesù ha espresso in momenti diversi e che sono stati qui concentrati trovando unità nel loro carattere di autenticità assoluta e nel loro spirito profondamente nuovo.
Matteo parla agli ebrei ed è attento a far vedere che Gesù non si pone contro la Torah, ma in continuità. Anche se ciò che propone ha il sapore di qualcosa di profondamente inedito. 
Di fronte ai farisei, osservanti scrupolosi e orgogliosi della legge, Gesù chiede una giustizia superiore, realizzata non tanto con una osservanza più rigorosa, quanto nella incarnazione di uno stile completamente nuovo di agire e di concepire l'osservanza.
Dove infatti la legge diceva di non uccidere, Gesù afferma che si deve avere rispetto assoluto per gli altri, di perdonare, di non offendere. Dove si diceva di non commettere adulterio, Gesù afferma che ci si deve guardare dai desideri disordinati. Dove si diceva di non essere spergiuri, Gesù afferma che non si deve giurare mai...
Gesù richiama a un amore attento, non superficiale, che arrivi alle sfumature non tanto per osservanza rigida della legge, quanto perché parte dal profondo del cuore.
Ed è un amore che trova il criterio di confronto e la misura nell'amore che il Padre ha per l'uomo, nella consapevolezza che il Dio dei viventi noi lo incontriamo nei fratelli, nei più piccoli, in quelli che noi giudichiamo forse con disprezzo.

Attualizzare
La legge non viene abolita da Gesù, ma trova il suo completo chiarimento in queste sue parole, che, più che essere nuove disposizioni, la raggiungono al cuore e indicano lo spirito che deve animarla. Ogni legge, in fondo, non è che un metro approssimativo della perfezione a cui siamo chiamati, uno strumento per confrontarci e misurarci.
Gesù chiede praticamente qualcosa di più della semplice osservanza della legge. In questo caso sembra proporre anzi qualcosa di impossibile. Non dobbiamo però sempre prendere le sue parole nel loro significato materiale: Gesù usa un modo di parlare schematico, didattico, allo scopo di rendere più evidente il suo pensiero. 
In pratica è l'amore il criterio primo che deve guidare il discepolo di Gesù. L'amore viene prima dell'osservanza della legge, prima dello stesso culto offerto a Dio.
Gli esempi fatti da Gesù hanno lo scopo di aiutare a incarnare lo spirito nuovo: analizzandoli diventa possibile fare altre applicazioni. Non amiamo per esempio se ci facciamo più grandi degli altri, se esigiamo un rispetto che distrugge la fratellanza, quando diventiamo taglienti e uccidiamo a parole, quando disonoriamo il fratello deridendolo, trattandolo da imbecille, quando siamo impazienti o troppo esigenti.

Essere liberi ci responsabilizza di più
"Cercherai in tutto di essere utile al prossimo: non penserai alla sua cattiveria, ma realizzerai la tua bontà, diventando simile al Padre, "che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti" (Mt 5,45). Questi precetti non provengono da uno che voleva abolire la legge, ma da chi intendeva completarla, ampliarla, estenderla a noi. È come dire che il servizio prestato nella libertà è più impegnativo e che la nostra obbedienza e il nostro amore verso colui che ci rende liberi devono essere più profondi e più consapevoli. Cristo non ci ha resi liberi perché ci allontanassimo da lui, ma perché lo amassimo di più, dal momento che ci ha fatto dono di una grazia più grande" (sant'Ireneo di Lione).

Da (fonte autorizzata): Umberto DE VANNA

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