martedì 7 febbraio 2017

GLI ESERCITI DI DIO NON FANNO GUERRE


GLI ESERCITI DI DIO NON FANNO GUERRE

Giuseppe Laras 

Rabbino capo di Milano 

Sul Corriere del 22 maggio compare un lungo intervento del senatore Francesco Cossiga così intitolato: «Cossiga: il Dio degli Eserciti resti nella Bibbia». L’autore, partendo dalla notizia della discussione sulle modifiche della traduzione di alcuni passi, lamenta, in particolare, il rischio del mutamento dell’espressione, ricorrente nel testo ebraico della Bibbia, «Dio degli Eserciti» in «Dio dell’Universo». Senza voler entrare nella polemica, tutta interna al mondo cattolico, ma pur condividendo la critica di fondo da lui mossa contro un pacifismo concettualmente troppo statico, vuoto e verboso, vorrei amichevolmente far notare al presidente Cossiga che l’espressione originale ebraica Tzevaòth (singolare: Tzavà ), che segue nella Bibbia il nome di Dio e che viene di solito tradotta con «eserciti», in realtà non fa riferimento a eserciti nel senso di insieme di uomini armati e bellicosi, ma a ben altro genere di eserciti o schiere: quelle angeliche o celesti, formate, cioè, da esseri spirituali. E quindi, ben lungi dal richiamare violenza, quell’espressione, accostata a Dio, richiama - al contrario - l’attributo dell’amore che connota e accompagna la presenza di Dio nel mondo.
A proposito poi della «giusta e santa violenza» messa in atto dal popolo ebraico - ai tempi biblici - per prendere possesso della terra di Canaan a lui promessa da Dio, è forse opportuno osservare che quelle antiche popolazioni erano state condannate da Dio alla scomparsa a causa dell’idolatria professata e del tenore di vita scellerato, e che, se avessero modificato il loro comportamento attraverso la Teshuvà (Pentimento), sarebbero sopravvissute.
Vorrei, quindi, concludere - parafrasando ma capovolgendo l’esortazione finale del senatore Cossiga - proprio per essere «in fedeltà teologica e letterale con l’Antico Testamento» a non tradurre più la nota e ricorrente espressione con «Dio degli Eserciti», ma con quella di ben altro e più profondo significato «Dio delle schiere celesti». 

Tratto da "Corriere della sera" 25 maggio 2002


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