martedì 11 aprile 2017

OMELIA IN COENA DOMINI


OMELIA IN COENA DOMINI (17-04-2014)

padre Antonio Rungi

Intorno al tavolo con Gesù per vivere la comunione ecclesiale e la fraternità

Il giovedì santo è per antica tradizione della chiesa cattolica il giorno dell'eucaristia e del sacerdozio, ma anche della comunione ecclesiale, del servizio della carità e della fraternità. La liturgia della Messa in Coena Domini ci offre i parametri essenziali per vivere questo giorno, iniziato con la messa crismale della benedizione degli oli, presieduta dai vescovi Diocesani o dal Vescovo di Roma, in Vaticano, e che si conclude con la messa dell'istituzione dell'eucaristia e con l'adorazione eucaristica, con gli altari della reposizione, in cui viene collocato Gesù sacramentato, dopo aver concluso il rito della santa messa. Su tre aspetti importanti di questa giornata, intendo indirizzare la mia riflessione e meditazione: la consacrazione degli oli, l'eucaristia-sacerdozio, la carità-servizio-fraternità.
Iniziamo dalla consacrazione. Tutti siamo consacrati a Dio, mediante il battesimo. E non a caso, nel giovedì santo si benedicono gli oli che servono per l'amministrazione dei sacramenti del battesimo, della cresima e dell'ordine sacro. Essere consacrati significa appartenere totalmente a Cristo, mettersi alla sua sequela e alla sua scuola per essere testimonia coraggiosi dell'amore che vince l'odio e della speranza che apre il cuore al domani certo di Dio. Rinnoviamo oggi, mediante la partecipazione alla messa crismale i nostri impegni di battezzati, cresimati, di anime consacrate la nostra appartenenza a Cristo. Senza di Lui, non siamo noi stessi, non potremmo mai essere veramente noi stessi, nella pienezza del nostro essere per Lui, con Lui ed in Lui, nella consapevolezza della nostra dignità ed identità di figli di Dio.
Altro motivo di riflessione è il tema dell'eucaristia-sacerdozio. Il giovedì santo, soprattutto nella messa in Coena Domini siamo convocati dal Signore nella santa assemblea per rivivere il cenacolo della carità e dell'amore dell'ultima cena del Signore. Al centro di questo momento c'è l'istituzione dell'eucaristia, come ci rammentano in dettaglio i tre vangeli sinottici, che riportano le parole di Gesù e ciò che disse e fece in quella sera santa, prima della sua Pasqua: Prendete e mangiate... Prendete e bevete... Fate questo in memoria di me". La Chiesa rinnova questo memoriale della morte e risurrezione del Signore con la celebrazione della santa messa, attualizzazione dell'evento salvifico di Cristo per la redenzione del genere umano. Si tratta di un evento che si rinnova in modo incruento, senza versamento di sangue, ma realmente. Gesù nuovamente si offre in sacrificio per noi, perché da questo sacrificio scaturisca per tutti gli uomini il dono dell'amore. Ministro di questo sacrificio sono gli apostoli, in quanto Gesù a loro diede questo comando nell'ultima cena. Nella successione degli apostoli sono i vescovi e i collaboratori più stretti di loro che sono i sacerdoti. Non c'è eucaristia senza che il sacerdote la celebri. E non c'è chiesa senza eucaristia ed eucaristia senza chiesa. È un binomio strettissimo da cui non si può prescindere. Infatti, il sacerdozio è legato all'eucaristia e entrambi i sacramenti sono legati alla Chiesa, che è il sacramento universale della salvezza. In questo giorno ci sentiamo più vicino alla Chiesa e vicino ai sacerdoti, essendo il giorno a loro dedicato e sui quali deve posarsi in nostro sguardo di amore, comprensione, sostegno ed incoraggiamento nella loro missione, nonostante le tante debolezze ed infedeltà. Ma di santi sacerdoti la Chiesa ne celebra la memoria nella liturgia dei santi, ma anche nella vita quotidiana. Come non pensare in questo Giovedì Santo, a Papa Giovanni XXIII e a Papa Giovanni Paolo II, che saranno canonizzati il 27 aprile 2014, due santi sacerdoti, poi vescovi e poi Papa. Il cammino della santità dal basso verso l'alto, dalla base al vertice è possibile a tutti, anche a chi come questi due grandi sacerdoti e pastori universali della Chiesa non è stato facile camminare nelle lieti e tristi vicende della storia della chiesa e dell'umanità del secolo XX. A loro si ispirino tutti i sacerdoti, che oggi rinnovano le loro promesse fatte al Signore nel momento della sacra unzione e dell'ordinazione.
Anche loro sono chiamati a mettersi a servizio, a cingersi i fianchi con il grembiule e lavare i piedi a quanti hanno bisogno delle loro cure spirituali. E per essere capaci di farlo nel mondo migliore e come risposta d'amore a quel Dio che in Gesù si è fatto servo di ogni uomo, è necessario che siano i primi a purificarsi dalle loro debolezze e dalle loro fragilità. Non c'è vero sacerdote che in questa giornata non sappia dire grazie al Signore del dono ricevuto e chiedere perdono per le proprie infedeltà.
Una terza espressione che va sottolineata in questo Giovedì Santo 2014 è il tema della solidarietà e della fraternità. Si parte, alla luce dell'insegnamento che ci viene da Gesù nel vivere la fraternità nelle nostre famiglie naturale, poi in quelle acquisite, poi in quelle ecclesiali, come le parrocchie, poi in quelle di vita consacrata. Per tutti c'è una stagione d'amore che va vissuta nella pienezza del dono ricevuto dal Signore, che si è fatto e continua a farsi nostro cibo e nostra bevanda. La solidarietà e la fraterna si estende poi al mondo intero, a quello della cultura, della politica, dell'economia, dei popoli e nazioni della terra, a quanti sentono la necessità di uno sguardo d'amore e di accoglienza da altri fratelli, anche se non della stessa fede o della stessa nazione. Servire ogni uomo è nella logica di quel vangelo della carità, che solo chi si accosta al tavola dell'amore dell'ultima cena, in dialogo con Gesù, ne può assaporare il valore e gustarne i frutti in questo mondo e per l'eternità.
Il nostro Giovedì Santo sia nella linea degli insegnamenti del Papa, dei Vescovi, dei Sacerdoti santi che hanno seguito il loro Maestro sino alla Croce.


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