lunedì 4 settembre 2017

LA GIOIA DI PASQUA (nel pensiero di von Balthasar)

(dal sito Don Bosco, ho perso il link)

LA GIOIA DI PASQUA (nel pensiero di von Balthasar)

(ero alla ricerca di meditazioni sulla gioia cristiana)

DOMENICA, 4 APRILE 2010

Il mistero pasquale è così centrale nel pensiero di Hans Urs von Balthasar, che la sua riflessione rappresenta uno stimolo per il cammino intellettuale e spirituale del cristiano in questo tempo di Pasqua. Senza voler entrare in tutte le sfumature del suo pensiero riguardo a questo mistero - per una presentazione del quale rinviamo alla sua opera Teologia dei tre Giorni -, abbiamo evidenziato alcuni aspetti del mistero pasquale.
“Il messaggio cristiano è gioia”1
«L’evento cristiano comincia con l’incarnazione annunciata come la “grande gioia” (Lc 2, 10). [...] L’evento sfocia nella grande gioia e meraviglia della risurrezione (Lc 24, 41) e del ritorno al Padre (Lc 24, 55)»2.
E’ solo alla luce del mistero pasquale che si riesce ad intuire l’originalità della gioia cristiana e quanto il messaggio cristiano sia messaggio di gioia. «La vita e la passione di Cristo ricevono la loro giustificazione a partire dalla Pasqua, e la missione della Chiesa di annunciare questa universale giustificazione di Dio nel mondo con l’evento pasquale, resta una missione di gioia»3, nonostante il dramma della sofferenza.
Von Balthasar sottolinea come il messaggio delle beatitudini esprime questo paradosso della gioia cristiana: «Elementi universalmente umani si trovano così inseriti e recuperati nei macarismi. [...] nessuna gioia profonda senza sacrificio delle felicità superficiali; non soltanto sul piano individuale, ma anche sociale: il singolo può rinunciare a se stesso con gioia per il bene comune [...]»4, tuttavia, non nel senso hegeliano-marxista di un sacrificio della persona, bensì con la coscienza di essere amato ed eternamente affermato come persona. E questo, a partire dalla luce che scaturisce esplicitamente dalla buona novella della Risurrezione. E’ il sì filiale che diviene il paradigma d’interpretazione dell’atteggiamento cristiano davanti alla gioia e alla croce: «Il sì alla sofferenza e alla notte ha la sua ultima giustificazione nella cristologia: in un sì del Figlio alla volontà del Padre che ha potuto essere pronunciato soltanto nella gioia e non nel lamento»5. In tal modo von Balthasar ci svela la dimensione trinitaria del mistero della sofferenza. Dietro il sì del Figlio alla volontà del Padre sta il cuore del Padre, un Padre che deve essere d’accordo già prima con le sofferenze dell’amato6. La gioia cristiana include dunque nel suo centro la croce. Von Balthasar ha meditato a lungo sulla dialettica cristiana della gioia e della croce, mostrando come questa dialettica rimanda a un mistero nel cuore stesso di Dio, e si chiede: «Non potrebbe la gioia divina essere così grande e così profonda da tollerare di albergare in sé il grido dell’abbandono di Dio senza esserne offuscata?»7
“La Chiesa è fondata, inviata, congedata a partire dalla Pasqua”8
Il messaggio cristiano di gioia che nasce dalla Risurrezione di Cristo è manifestato al mondo mediante la Chiesa. Infatti, il paradosso della gioia e della croce accompagna la vita della Chiesa perché è a partire dal Risorto che la Chiesa attinge la sua vita, la sua forma, estranea a questo mondo che passa9. Von Balthasar non manca di riflettere sul mistero della Chiesa che conserva, come un mistero d’amore, nel suo centro il venerdì santo e il sabato santo10: «[…] una Chiesa che ama marcia sempre, con il sì mariano-giovanneo, anche in direzione della croce [...]»11. E una tale Chiesa può solo essere «“tenda” di un popolo pellegrinante»12 che, in quanto corpo di Cristo, obbedisce alla legge di Cristo13.
La norma di Cristo è una norma oggettiva che determina la soggettività del cristiano e dunque anche l’esperienza della sua sofferenza soggettiva: «La Chiesa nella sua totalità, nella misura in cui essa è realmente (attraverso l’eucaristia) corpo di Cristo, deve essere crocifissa con il suo capo e, in primo luogo, senza considerare la sofferenza soggettiva dei cristiani, ma grazie al semplice fatto della loro esistenza e della logica della fede»14. Infatti, von Balthasar ricorda che il peccatore, in quanto peccatore. è appeso alla croce di Cristo, e ciò realmente: «“Cristo muore della morte del mio peccato”, mentre io, al di là di me stesso, raggiungo in questa morte la vita dell’amore di Dio»15. Il cristiano porta dunque non la sua sofferenza, bensì la sofferenza di morte del Cristo. Perciò il cristiano, secondo l’apriorità e l’oggettività di questo essere con-crocifissi, deve orientare la sua soggettività16.
Esistenza nel mistero pasquale
La gioia di Pasqua nasce dalla vittoria dell’amore sul peccato, alla quale il cristiano è chiamato a partecipare non solo come spettatore, ma come collaboratore della Gloria dell’amore17. Vivere una esistenza pasquale significa vivere, con Cristo e in Cristo, il paradosso della gioia e della sofferenza. Il cristiano può «dire, con Dio e in Dio, sì al dolore nella gioia e a un dolore che ha, ciononostante, la profondità dell’abbandono di Dio. Anche Dio lo fa, e in ciò è un mistero del suo amore»18. Von Balthasar ricorda che l’esistenza cristiana «resta avvolta nel mistero insolubile del periodo “intermedio”, tra la dipartita e il ritorno del Signore. [...] la comprensione della Chiesa del rapporto tra la croce e la gioia si colloca all’interno del mistero della croce dello stesso Gesù, il quale soltanto in forza del suo rapporto filiale, diretto, con Dio Padre può assaporare sino in fondo l’abbandono totale del Padre»19.
Non è dolorismo. Non è rifiuto di una gioia terrena che Dio offre all’uomo20. Ma è una esistenza capace di unire nella gioia della Risurrezione i dolori e le gioie quotidiane. L’atteggiamento ad assumere nella sofferenza è quello di Cristo: «Nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi» (1 Pt 4, 12s). L’elemento alienante della sofferenza diviene pegno, anzi presenza velata della gioia escatologica21. Inoltre «nella misura in cui la sofferenza e la prova sono una partecipazione del cristiano a Cristo, devono anche poter essere trasmesse ad altri: l’esperienza acquisita del dolore non è una cosa privata, ma deve essere valorizzata nella comunione dei santi, e ciò in duplice maniera: rendere possibile un’altra esperienza di dolore di tipo cristiano, confortare e lenire durante queste prove»22. Ma non è tutto. Il paradosso non è gioia e sofferenza, ma gioia e croce, cioè croce come via di liberazione dai peccati. E’ quindi una gioia nella quale si esprime la gioia per la liberazione dal peccato: «Si tratta ad ogni modo di una gioia che non si può adagiare, soddisfatta, su nessuno dei beni terreni, ma che anche nell’autentico godimento tiene davanti agli occhi l’amore di Cristo, quale si manifesta nella Chiesa»23.
Von Balthasar ricorda come l’esistenza pasquale è una esistenza feconda nella forza di Cristo che concorre ad una fecondità non sempre visibile, ma ben reale, come lo rivela l’impegno dei santi: «In quanto impegno nella preghiera pura, nella notte della croce, nella sofferenza nascosta, esso può essere molto più fruttuoso di ciò che si verifica visibilmente […]»24.
Seguendo il pensiero di von Balthasar in questo tempo della Risurrezione di Cristo possiamo essere riportati, mediante il mistero della Risurrezione, al centro della nostra fede cristiana, fede che diventa vita nella Vita del Risorto. Vivere una vita pasquale significa vivere nella gioia della fecondità della Croce, secondo la logica dell’amore, una pro-esistenza eucaristica; significa amare dell’amore stesso di Dio e conoscere l’autentica gioia filiale di chi accetta di essere con-crocifisso con Cristo. Il pensiero di von Balthasar ci aiuta ad integrare il mistero della Passione nel Mistero della Passio caritatis di Dio, evitando una concezione estrinseca della Croce che porta sia a svuotarla del suo significato che a leggerla in modo riduttivo.

 Prof. Dr. André-Marie Jerumanis

Nessun commento:

Posta un commento

se mi scrivete mi fate piacere