martedì 17 aprile 2018

LA MUSICOLOGIA E I POPOLI PRIMITIVI


LA MUSICOLOGIA E I POPOLI PRIMITIVI

Indice
1.1 La nascita della musicologia 
1.2 La musicologia oggi 
1.3 I popoli primitivi

1.1 La nascita della musicologia
La musicologia si occupa dello studio sistematico della musica in tutte le sue molteplici sfaccettature, e del ruolo che essa ha avuto nel corso della storia.
Durante i secoli vi è sempre stata una grande attenzione all'evoluzione storica del fenomeno musicale. Molti compositori infatti si sono ispirati, in maniera diretta o indiretta, ai loro predecessori e hanno tratto gran parte delle loro conoscenze dallo studio dei testi antichi.
La musicologia, come scienza, è invece un fenomeno relativamente recente, e pone in primo piano l'analisi storico-scientifica del ruolo della musica nella storia: i padri di questa scienza possono essere ricondotti a Friedrich Chrysander, che per primo utilizzò il termine "Musikwissenschaft", traducibile con "ricerca musicologica" in due volumi pubblicati nel 1863 e nel 1867; e a Guido Adler, austriaco, che ottenne una delle prime cattedre europee in questa disciplina a Praga nel 1885.
Tali ricerche, influenzate ovviamente dalla concretezza tipicamente germanica guidata in quegli anni dal positivismo, arrivarono molto tardi in Italia: bisognerà attendere fino al 1941 per veder nascere la prima cattedra, a Firenze, sotto la guida del maestro Fausto Torrefranca.

1.2 La musicologia oggi
Oggi la disciplina musicologica è alquanto articolata e si suddivide in cinque branche:

Storia della musica, suddivisa a sua volta in:
Storia della teoria musicale.
Storia della notazione musicale, che si occupa dell'evoluzione della grafia, dai primi segni rudimentali, al passaggio verso le prime notazioni adiastematiche, alfabetiche, neumatiche, ecc... fino alla comparsa e al progressivo sviluppo del rigo musicale.
Filologia della letteratura musicale, che si occupa di proporre una lettura quanto più fedele possibile all'originale mediante l'utilizzo di tutta la documentazione possibile. Si originano così le note del revisore e le varie edizioni critiche degli spartiti.
Studio della prassi esecutiva, che insegna l'esecuzione di tutto ciò che non è scritto esplicitamente nel manoscritto originale, ossia ad esempio l'interpretazione degli abbellimenti durante il periodo barocco, o l'uso del "rubato" nel pianismo di Chopin.
Iconografia musicale: l'insieme delle immagini, stampe, dipinti, quadri, incisioni, che raffigurano come i popoli nella storia hanno utilizzato la musica (organici, occasioni, costumi).
Organologia, che si occupa della classificazione degli strumenti musicali. V.Tesi di Acustica n.9
Musicologia sistematica, suddivisa a sua volta in:
Filosofia musicale, che si occupa della ricerca dei significati reconditi celati dietro ad una composizione musicale. Mette in gioco quindi l'interpretazione che ognuno di noi dà alla musica: dal pensiero di Platone, Aristotele, Sant'Agostino, fino a Cartesio, Kant, Hoffman, Nietzsche, Adorno.
Estetica musicale, che riguarda invece l'espressione della musica come "arte", quindi la ricerca del "gusto del bello"; materia estremamente soggetta al giudizio individuale nonostante vari studiosi, come Kant ad esempio, abbiano tentato di codificare dei principi generali.
Etnomusicologia.
Si occupa dello studio scientifico dei fenomeni musicali attraverso la documentazione scientifica e la registrazione delle musiche popolari, dei popoli antichi, e delle musiche orientali (extra-europee). Questa scienza ha subìto un forte impulso con le invenzioni della fine del XIX secolo, e con l'utilizzo sul campo dei fonografi, del nastro magnetico, e di altri strumenti che hanno permesso la registrazione e la catalogazione di un enorme patrimonio musicale popolare altrimenti inaccessibile. Grandi musicisti nella storia della musica, come B.Bartok, hanno contribuito enormemente alla crescita di questa branca della musicologia.

Sociologia della musica.
Studia il rapporto tra un'opera musicale ed il suo tempo, e tra il compositore ed il suo tempo. L'analisi spazia dal "perché" per una determinata opera è stata scelta una certa forma musicale, un certo organico, ecc... domande che alle volte trovano risposte in fattori di ordine pratico (la disponibilità o meno di certi strumentisti, ad esempio), legati alla società o al momento storico; fino allo studio "a posteriori"  e quindi alle controversie sull'esecuzione, ad esempio, delle opere di Bach sul pianoforte anziché sul cembalo.

Musicologia applicata, suddivisa in:
Didattica musicale.
Critica musicale.
Tecnologia musicale, che studia l'aspetto tecnico-realizzativo degli strumenti ed è alla base della professione artigianale dei liutai, ad esempio. Analizza materiali, tecniche costruttive, ecc...
1.3 I popoli primitivi
Una delle prime risposte che la musicologia ha tentato di fornire è senz'altro quale sia l'origine della musica. La risposta è per molti versi estremamente controversa in quanto la soluzione si perde nella notte dei tempi; la documentazione in nostro possesso ci fa però affermare con certezza che l'uomo da sempre è stato accompagnato dalla musica nel suo percorso di vita.
La musica è quasi certamente nata con l'uomo, come una delle sue primissime manifestazioni espressive.
Le teorie più accreditate, formulatesi a partire dalla seconda metà del XIX secolo tendono ad inquadrare la musica come un'estensione del linguaggio parlato, resasi necessaria dal bisogno di avere un mezzo espressivo più forte rispetto ad esso (H.Spencer); oppure ad essere funzionale all'atto dell'accoppiamento (C.Darwin), o ad accompagnare alcuni rituali religiosi; o ancora altre ipotesi più o meno verosimili.
Certamente l'origine della musica è un fenomeno molto complesso e difficilmente le diversità culturali e geografiche dei popoli primitivi hanno generato una nascita contemporanea e con gli stessi presupposti del fenomeno. Alcune certezze ci sono però giunte, tramite la scarsa documentazione pervenutaci: la musica è da sempre stata sia vocale che strumentale, sia monodica che polifonica.
Pare che i primi strumenti musicali fossero in realtà derivati da utensili di uso quotidiano, che all'occorrenza venivano usati anche come semplici produttori di suono: i più diffusi erano quindi assimilabili come idiofoni, semplici bacchette, aste di legno, pietre battute e sfregate tra di loro, contenitori cavi di legno, pietra o argilla.
Diffusi erano anche i membranofoni, realizzati con pelli di animali tese in vari modi onde acquistare l'elasticità necessaria a produrre il suono, e i primi strumenti a fiato, derivati da ossa di animali preventivamente svuotate e fornite di piccoli fori laterali. Una successiva evoluzione portò poi alla costruzione vera e propria di flauti in legno e di imboccature sempre più sofisticate.
Gli strumenti a corde erano senz'altro i meno diffusi, per via della loro difficoltà realizzativa, ed i primi esemplari furono l'arco, costituito da una corda tesa tra le due estremità di un bastone ricurvo, e il salterio di canna, costruita con una sottile striscia di scorza presa da una canna di bambù

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