giovedì 10 maggio 2018

LE FAMIGLIE DEI SALMI - · UN COMUNE PATRIMONIO DI PREGHIERA


LE FAMIGLIE DEI SALMI - · UN COMUNE PATRIMONIO DI PREGHIERA 

23 agosto 2017

Pubblichiamo stralci del saggio I salmi e la Bibbia, pubblicato integralmente nel volume Mia delizia la tua Torah (salmo 119,77). Ad Agnese Cini per i suoi ottant’anni, a cura di Marinella Perroni e Giusi Quarenghi (Canterano, Roma, 2017, Aracne editrice, pagine 167).

Il libro dei Salmi contiene centocinquanta preghiere, inni e suppliche rivolte al Signore dell’universo. Questi poemi hanno da sempre affascinato uomini e donne credenti d’ogni generazione, e costituiscono l’ossatura della preghiera liturgica sia ebraica sia cristiana. Agostino riassume con poche parole l’adesione di tutta la tradizione cristiana a questa splendida raccolta di preghiere: Psalterium meum, gaudium meum. Come ogni poesia, non è facile gustarla in pieno se non nella sua lingua originaria, l’ebraico, purtroppo accessibile a pochi, per cui occorre accontentarsi delle traduzioni più o meno riuscite, più o meno fedeli. Inoltre le poesie, e soprattutto i salmi, andrebbero lette e rilette, quasi imparate a memoria, per poterne gustare e ricordare a noi stessi le parole e le frasi più significative nei momenti opportuni: ma l’uomo moderno ha troppa fretta e ai nostri tempi si è anche perduta la tradizione di «mandare a memoria». Tutti i religiosi delle varie fedi che riconoscono la Bibbia come loro libro sacro venerano, conoscono e usano questi canti quotidianamente per le loro preghiere. Il lettore laico di oggi potrà addentrarvisi solo con molta perseveranza se vorrà trarne qualche profitto: non è una lettura facile e di immediato accesso, ma è estremamente ricca e svela i suoi segreti solo a chi li cerca «con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutto il potere» (Deuteronomio 6,5).
L’esegesi moderna dei salmi ha fatto un grande passo in avanti con la scoperta dei generi letterari (Galtungsforshung) e con la ricerca dei loro ambienti d’origine (Sitz im Leben). Il promotore di questa ricerca, Hermann Gunkel, pubblicò le sue teorie nel 1926 e in un’opera uscita in parte postuma. Egli sostiene che, per raggiungere una migliore comprensione dei salmi, è necessario raggrupparli secondo le loro specifiche situazioni vitali, il contenuto di concetti e sentimenti che vi si riscontrano e la loro forma letteraria. Così distinse il Salterio in inni, lamenti, salmi regali, canti di ringraziamento, salmi sapienziali e altri tipi minori. Da allora in poi tutti gli studiosi hanno seguito, modificandola in parte, la sua suddivisione per generi letterari. Anche noi, per comodità e chiarezza, ne seguiremo una che deriva principalmente dalle proposte avanzate dalla Bibbia tob» e da Angelo Lancellotti. Come ogni catalogazione è certamente utile, anche se corre il rischio di costringere la poesia in schemi troppo rigidi; inoltre alcuni salmi sono di genere misto, appartengono cioè contemporaneamente a due o più generi letterari, o sono di discutibile attribuzione. Suddividiamo dunque i salmi in tre grandi famiglie, ciascuna con sottogruppi interni: la prima contiene le lodi, la seconda le crisi vissute e spesso superate, e la terza le meditazioni. 
La famiglia delle lodi è molto numerosa; generalmente i salmi che la compongono sono stati scritti per celebrazioni liturgiche e grandi feste religiose, vi predomina l’aspetto comunitario che si evidenzia nei dialoghi, nei ritornelli, nelle acclamazioni e nelle processioni. Lo schema è quasi sempre individuabile in tre tappe: in un invitatorio, il salmista esprime la sua lode o invita la comunità o la natura ad acclamare il Signore; la parte centrale, più corposa, riguarda le diverse situazioni che formano l’oggetto della lode: Dio (inni), il Regno, Gerusalemme (canti di Sion); alla fine si riassumono i motivi della lode, o si ripete il versetto iniziale, o si chiude con una formula classica di benedizione.
L’inno non è solo un modello letterario. È — come ha scritto il cardinale Ravasi — la definizione di un atteggiamento interiore fondamentale, quello della lode pura, è professione di fede nella salvezza che yhwh effonde nella storia e nella creazione, è contemplazione libera e spontanea di Dio: lo si ringrazia per il solo fatto che egli esiste. 

di Agnese Cini Tassinario

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