martedì 5 giugno 2018

CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI - Messaggio di santità

CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI - Messaggio di santità

RIFLESSIONE DEL CARD. JOSÉ SARAIVA MARTINS 

1. Vivere in questo tempo ci riserva, fra le altre, una grazia in particolare, quella di sperimentare in maniera incalzante che la stagione dei santi, nella Chiesa, davvero non finisce. Stiamo vivendo, infatti, in questi venticinque anni di Pontificato di Giovanni Paolo II, una stagione di santità che produce, ininterrottamente, frutti abbondanti che ci affascinano sempre di più.
La Chiesa brilla della sua giovinezza perenne attraverso lo splendore che illumina il volto dei santi, riflesso della luce di Cristo Risorto. Al pari del volto di un bambino nel quale i tratti somatici di un genitore sono particolarmente accentuati, in quello del santo i lineamenti del volto di Cristo hanno trovato una nuova modalità di espressione. Origene lo afferma con decisione: "I santi sono immagine dell'immagine, essendo il Figlio immagine" (1).
Questo avviene anche in chi ha sulla faccia rughe abbondanti che la scavano, come Madre Teresa di Calcutta sul cui volto ridevano quelli che un fotografo, abituato dalle riprese di migliaia di personaggi, ha descritto come: "gli occhi più felici che io abbia mai visto" (2).
Parlando a dei giovani Giovanni Paolo II ebbe a dire: "I santi, che in ogni epoca della storia hanno fatto risplendere nel mondo un riflesso della luce di Dio, sono i testimoni visibili della santità misteriosa della Chiesa. (...) Per conoscere in profondità la Chiesa è ai Santi che dovete guardare! (...) Essi esprimono la Chiesa nella sua verità più intima; e, al  tempo stesso, essi  salvano la Chiesa dalla mediocrità, la riformano dal di dentro, la sollecitano ad essere ciò che deve essere la sposa di Cristo senza macchia né ruga (cfr Ef 5, 27)" (3).
Sono parole che sembrano descrivere Madre Teresa, la quale, con la sua santità, ha dato il suo prezioso contributo per salvare la Chiesa dai rischi della mediocrità, per riformarla con il suo amore filiale, e, pagando di persona, ha fatto sì che essa fosse ciò che deve essere la sposa di Cristo senza macchia né ruga.
Giovanni Paolo II elevando Madre Teresa di Calcutta agli onori degli altari risponde alla voce di milioni di uomini e di donne che, fin nelle regioni più remote della terra, la ritenevano una santa vivente. Lo fa, però, dopo aver considerato l'attento lavoro ed il parere competente della Congregazione delle Cause dei Santi, la quale ha seriamente vagliato documenti, atti, testimonianze, scritti riguardanti la vita, l'esercizio eroico delle virtù, sia teologali che cardinali, ed il miracolo operato da Dio per l'intercessione della "Madre dei poveri".
Secondo il Papa "il santo è la persona vera, la cui testimonianza di vita attira, interpella e trascina, perché egli manifesta  un'esperienza umana trasparente, colmata dalla presenza di Cristo, il Figlio di Dio, il Santo per eccellenza" (4).
2. "Dio ama ancora il mondo e manda te e me per essere il segno del Suo amore e della Sua compassione verso i poveri". Madre Teresa ripeteva spesso questa frase, ma più eloquenti ancora delle sue parole erano le sue opere. Se gli uomini del nostro tempo sono rimasti così colpiti da ciò che Madre Teresa ha realizzato, è proprio perché lei incarnava l'amore e la compassione di Dio, soprattutto verso gli ultimi.
L'amore era il fondamento di tutta la sua esistenza:  donava senso alla sua vita e alla vita di quanti incontrava ed è stato questo stesso amore a renderla icona di pienezza e realizzazione umana. Ciò è accaduto perchè Dio era il centro della vita dell'umile fondatrice delle Missionarie della carità, l'origine e il compimento di ogni sua attività; e il Vangelo divenne l'unico sentiero che percorse con una tale determinazione da immedesimarsi totalmente in esso, tanto da diventare, lei stessa, un vangelo vivente.
Come Gesù, Madre Teresa ha sempre cercato di servire, e non di essere servita. Ha scelto di essere povera con i poveri. Si è rimboccata le maniche senza esitare di svolgere anche i lavori più umili, superando, talvolta, la naturale ripugnanza e toccando gli ultimi della nostra società con la compassione di Cristo. Con semplici gesti di amore ha restituito ai più poveri, sfigurati nelle loro sembianze, ma preziosi agli occhi di Dio e redenti dal sangue del Suo Figlio, la loro dignità.
La "Madre" è stata sempre consapevole che la povertà più grande consiste nel "non essere voluti, amati e curati". Ha avuto il coraggio di reclamare come suoi  coloro  che  nessuno  voleva e non si è vergognata di identificarsi con i poveri.
Il suo servizio era basato sul sacrificio personale, sul coraggio di donarsi agli altri senza riserva.
L'opera di Madre Teresa ha testimoniato il dovere e il privilegio per ogni persona di prendersi cura dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Predicava senza predicare e il suo servizio gridava più forte delle parole, toccando le coscienze di chi la incontrava e riconosceva in lei i tratti dell'amore di Dio.
È stata l'esempio di una scelta per i poveri, per i deboli e per gli indifesi in una società come la nostra, dominata dal successo, dal potere e dal denaro. Con un piccolo passo dopo l'altro, ha costruito la pace e ha mostrato a credenti e non-credenti la "supremazia dell'amore evangelico".
Madre Teresa non ha mai perso tempo a discutere sulle responsabilità delle situazioni di estremo disagio con cui veniva a contatto, ma si è adoperata a prestare aiuto immediato a chi ne aveva bisogno. In questo modo è stata presente fra le ingiustizie del mondo con il dono totale di se stessa agli altri, a mani vuote e a piedi nudi, disponibile e vulnerabile, determinata e sorridente. Nel primo anniversario della sua morte, il Papa Giovanni Paolo II ha detto: "Nel sorriso, nei gesti e nelle parole di Madre Teresa, Gesù ha camminato ancora sulle strade del mondo come Buon  Samaritano". (5) 
3. Madre Teresa percepiva la sua missione come la missione della Chiesa. Con la sua opera voleva "rendere la Chiesa pienamente presente nel mondo di oggi". Per questo cercò di raggiungere ogni angolo della terra, sempre in spirito di obbedienza e in armonia con la volontà dell'autorità ecclesiastica. La fedeltà al Magistero della Chiesa e il profondo rispetto per la sua Autorità sono tratti caratteristici di Madre Teresa, ben impressi nella memoria di chi l'ha conosciuta.
Madre Teresa cominciava la giornata con la Santa Messa e la terminava con l'adorazione Eucaristica. L'Eucaristia era davvero il nutrimento da cui traeva ogni forza ed energia. Per questo incoraggiava i parroci a radunare le loro comunità intorno al Santissimo Sacramento per l'adorazione. Madre Teresa attribuiva l'eccezionale crescita e vivacità del suo Istituto proprio a questa devozione per l'Eucaristia e da questo attaccamento all'Eucaristia scaturiva in lei un eccezionale amore e devozione per i sacerdoti.
Madre Teresa aveva un rispetto grandissimo per i ministri dell'altare, perché intuiva il senso profondo del loro ministero e la necessità della loro santità; vedeva in essi l'alter Christus ed esprimeva nei loro confronti profonda gratitudine, perché per mezzo loro Cristo diviene presente nella Chiesa. Per questo li invitava sempre ad avere una tensione interiore verso la santità. "Noi - diceva - abbiamo bisogno di sacerdoti santi". Pochi conoscono l'importanza del messaggio che Madre Teresa ha indirizzato ai sacerdoti e il posto particolare che essi occupavano nel suo cuore.
"Quanto puri devono essere il vostro cuore e le vostre labbra per pronunciare le parole: "Questo è il mio Corpo!"... Quanto pure devono essere le vostre mani per cancellare il peccato del peccatore nell'assoluzione che gli donate! ... Quanto santo dovrebbe essere tutto in voi - le vostre mani, il vostro cuore - per poterci donare Gesù".
Madre Teresa ha sempre avuto tra le mani il rosario: era il suo legame visibile con Maria. Vedeva in Lei una madre e un modello di amore e di servizio. Così pregava: "Maria, mia carissima Madre, donami il Tuo Cuore, così bello, così puro, così Immacolato, il Tuo Cuore così pieno di amore e di umiltà, affinché io possa ricevere Gesù nel Pane di Vita, amarLo come Tu lo hai amato e servirLo sotto il volto sfigurato dei più poveri tra i poveri". In questa breve preghiera è riassunto per intero il suo rapporto con Maria. Il Rosario era la sua preghiera preferita e scorrendo i grani della corona, Madre Teresa è diventata veramente una contemplativa: le sue riflessioni, semplici e allo stesso tempo profonde, erano spesso il frutto della meditazione dei misteri del rosario. Contemplando la Visita di Maria alla cugina Elisabetta, Madre Teresa pensava ai bambini non-nati, portatori - diceva - di una buona notizia, così come Giovanni Battista aveva esultato nel grembo della madre nell'avvertire in Maria la presenza del Salvatore.
4. Madre Teresa ha sempre difeso la vita che cominciava nel grembo della madre. Credeva nella sacralità di ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte naturale. Non perdeva l'occasione di proclamare l'importanza della persona, "nata o ancora non-nata" e cercava di svegliare le coscienze di coloro che erano favorevoli all'aborto, opponendosi sempre con forza a questa scelta. Nel 1979, accettando il Premio Nobel, Madre Teresa disse: "Penso che il più grande distruttore della pace sia, oggi, l'aborto, perché è una guerra diretta, è uccidere apertamente, è un vero e proprio omicidio commesso dalla stessa madre". La costruzione di una pace vera sulla terra, diceva Madre Teresa, deve cominciare dal rispetto per ogni vita umana. E sovente ripeteva: "Portiamo una pace autentica nelle famiglie, nel vicinato, nella città, nel paese e nel mondo intero.
Iniziamo amando quel piccolo bambino che si trova ancora nel grembo materno. Come ho detto così tante volte in così tanti luoghi, il più grande distruttore della pace nel mondo di oggi è l'aborto - perché se una madre può uccidere il suo bambino, cosa impedirà a te e a me di ammazzarci l'un l'altro?".
Il bambino non-nato è l'esempio estremo di ogni essere umano non voluto, non amato e indifeso. La prima preoccupazione di Madre Teresa era l'amore e lei vedeva, in ogni persona, un figlio di Dio "creato per amare ed essere amato", senza distinzione alcuna di nazione, di razza o di religione. Il suo amore non conosceva barriere costruite dalla lingua o dal colore della pelle, e per questo Madre Teresa è stata esempio di vera fratellanza e segno profetico del regno di Dio. Il suo assoluto rispetto per ogni vita umana trovava fondamento nella sua fede incrollabile che la portava a riconoscere la sacralità della vita indipendentemente dalla condizione materiale e sociale di ogni individuo.
Madre Teresa parlava spesso della famiglia. Riteneva che il futuro del nostro mondo dipenda dal futuro di essa e insisteva costantemente, in ogni incontro di carattere religioso o laico, sull'amore e l'unità che ogni famiglia deve coltivare, costruendo così l'ambito dove crescere i propri figli. "La famiglia che prega insieme - essa diceva - rimane unita; e se voi rimanete uniti vi amerete con lo stesso amore con cui Dio ama ciascuno di noi. L'amore comincia nella famiglia. La pace comincia nella famiglia. Dove c'è amore, vi sono anche l'unità, la pace e la gioia".
5. I suddetti temi hanno caratterizzato  anche  il Pontificato di Giovanni Paolo II. Si può forse dire che Madre Teresa è stata un'attuazione pratica e visibile degli insegnamenti del Papa. L'incontro tra Giovanni Paolo II e Madre Teresa è stato più di una semplice amicizia. Il loro legame, profondo ed intuitivo, era fondato su un obbiettivo comune:  entrambi guardavano nella stessa direzione:  volevano portare il "Vangelo fino agli estremi confini della terra".
Come ha scritto George Weigel, per il Papa Madre Teresa era un messaggio vivente che riassumeva in sé i temi principali del suo Pontificato: "la difesa della vita e della famiglia, la premura per i poveri, il rispetto dei diritti umani e della dignità della donna" (6). Ma ciò che, prima  di  tutto,  ha unito Giovanni Paolo II e Madre Teresa è stato l'aver riconosciuto l'uno nell'altra lo stesso desiderio di amare Dio sopra ogni cosa, offrendo a Lui tutto, perfino la propria sofferenza e la volontà di testimoniare agli uomini il Suo amore e la Sua misericordia.
Giovanni Paolo II e Madre Teresa sono stati uniti da un'esperienza e da una riflessione personali sulla sofferenza. In modo particolare, vivendo la notte oscura dell'anima, esperienza emersa in modo impressionante nel corso dell'inchiesta diocesana per la causa di beatificazione, Madre Teresa ha interiorizzato l'insegnamento del Papa sul valore salvifico della sofferenza umana; ha portato la croce insieme a Cristo, con grande coraggio e generosità, offrendo le sue sofferenze personali per gli ultimi dei suoi fratelli. Condividendo la sorte di chi era povero e di chi era oppresso dal peso del dolore umano, ha affrontato la sua oscurità spirituale con una fede inamovibile, davvero eroica, offrendo la sua anima a Dio; questa sofferenza, intima e nascosta agli occhi degli altri, è stata il suo grande segreto e il dono che ha offerto alla Chiesa e al mondo intero.
Giovanni Paolo II ha sempre apprezzato il lavoro di Madre Teresa con i poveri. Dopo la sua visita alla "Nirmal Hriday", la casa dei moribondi delle Missionarie della Carità a Calcutta, il Santo Padre ha detto: "Attraverso Madre Teresa, le Missionarie della Carità e tanti altri che hanno prestato il loro servizio in questo luogo, Gesù è stato profondamente amato in persone che la società spesso considera "gli ultimi tra i fratelli"" (7).
Pochi giorni dopo la morte di Madre Teresa, Giovanni Paolo II ha ribadito la sua ammirazione per "la santa dei bassifondi": "Missionaria della Carità: questo è stata Madre Teresa, di nome e di fatto, offrendo un esempio così trascinante, da attirare con sé molte persone, disposte a lasciare tutto per servire Cristo, presente nei poveri... La sua missione cominciava ogni giorno, prima dell'alba, davanti all'Eucaristia. Nel silenzio della contemplazione, Madre Teresa di Calcutta sentiva risuonare il grido di Gesù sulla croce: "Ho sete". Questo grido, raccolto nel profondo del cuore, la spingeva sulle strade di Calcutta e di tutte le periferie del mondo, alla ricerca di Gesù nel povero, nell'abbandonato, nel moribondo".
"Ci lascia la testimonianza dell'amore di Dio che, da lei accolto, ne ha trasformato la vita in un dono totale ai fratelli. Ci lascia la testimonianza della contemplazione che diventa amore, e dell'amore che diventa contemplazione. Le opere da lei compiute parlano da sé e manifestano agli uomini del nostro tempo quell'alto significato della vita che purtroppo sembra spesso smarrirsi. ... Madre Teresa non perdeva occasione per sottolineare in ogni modo l'amore per la vita. Sapeva per esperienza che la vita acquista tutto il suo valore, pur in mezzo a difficoltà e contraddizioni, quando incontra l'amore. E seguendo il Vangelo, si è fatta "buon Samaritano" d'ogni persona che ha incontrato, d'ogni esistenza in crisi, sofferente e disprezzata" (8).
Non a caso la beatificazione di Madre Teresa avviene nel contesto delle celebrazioni per i 25 anni del Pontificato di Giovanni Paolo II. Come santa Teresa di Lisieux è stata una "stella" per il Pontificato di Pio XI, altrettanto si potrebbe dire di Madre Teresa per il Pontificato di Giovanni Paolo II, atteso che molta parte dell'opera della piccola suora di Calcutta si è svolta proprio durante gli anni del Papa attuale.
Giovanni Paolo II ha riconosciuto nella testimonianza silenziosa di Madre Teresa una eloquente proclamazione del Vangelo, ma ha anche intuito il valore di questo dono come qualcosa specifico per la nostra epoca: il mondo aveva ed ha bisogno di Madre Teresa. Per questo il Santo Padre voleva che lei viaggiasse come ambasciatrice di pace e di amore.
Giovanni Paolo II è convinto, come ha scritto il professor Andrea Riccardi, che una presenza veramente cristiana già parla di pace: "Madre Teresa, che va in Libano - ha detto una volta il Papa - questo lo sa già, senza aver studiato tanti manuali".
Aveva appena 42 anni quando scriveva: "Se mai diventerò una santa, sarò certamente una santa del "nascondimento": mi assenterò in continuazione dal Paradiso per recarmi sulla terra ad accendere una luce in quelli che si trovano nell'oscurità".
Tante volte diceva di se stessa: "Io sono soltanto una povera donna che prega", eppure da questa donna viene la luce che il Papa ora metterà sul lampadario, perché illumini tutta la casa.
Beatificandola il 19 ottobre 2003, il Papa la indica anche come un modello di carità e come una via di pace e felicità che ogni cristiano può percorrere. "La santità non è un lusso per pochi ma un semplice dovere per te e per me. In effetti se impariamo ad amare, impariamo anche ad essere santi".
Questa affermazione era spesso sulle labbra di Madre Teresa; era profondamente convinta di ciò che diceva e viveva questa tensione alla santità in ogni momento della vita. Madre Teresa è stata veramente un dono della Provvidenza per il mondo contemporaneo, che ha "fame di quel Dio che ha sete dell'uomo".

Card. JOSÉ SARAIVA MARTINS

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