venerdì 8 giugno 2018

X DOMENICA TO-B - PRENDERE O ASCOLTARE?


X DOMENICA TO-B - PRENDERE O ASCOLTARE?

Prima Lettura
Dal libro della Genesi. (Gn 3, 9-15)
[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”. Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”. Allora il Signore Dio disse al serpente: “Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

Seconda Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi. (2 Cor 4, 13 -5,1)
Fratelli, animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: “Ho creduto, perciò ho parlato”, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio. Per questo non ci scoraggiamo, ma, se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di giorno in giorno. Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli.

Vangelo
Dal vangelo secondo Marco. (Mc 3, 20-35)
In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”. Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni”. Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: “Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito impuro”. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.

Prendere o ascoltare?
La liturgia che la Chiesa ci dona in questa domenica ci porta ancora una volta ad aprire gli occhi sulla intimità a cui Gesù ci chiama nel rapporto con lui e al cambiamento radicale di vita che esige e genera la sua sequela. Gesù che chiede ai suoi di lasciare tutto per seguirlo aveva anche lui già compiuto una separazione dalla sua famiglia che non comprende ciò che lui dice e fa. Fratelli, sorelle e madre sono ora per lui coloro che non sono legati a Lui dal sangue, ma chi ha accolto la Parola, chi la fa crescere in sé vivendola e trovando in essa l’unificazione della vita,  del cuore, chi si mette in ascolto di Gesù per comprendere la volontà di Dio e compierla. Il contrario di questo è proprio ospitare in sé la logica di Beelzebul, di Satana, del Divisore, di colui che cerca di dividere non solo i discepoli dal maestro, ma l’uomo nel suo interno.
“Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “È fuori di sé”.” I parenti di Gesù non sono venuti per ascoltare, ma per prenderlo. Sono venuti non per ascoltare e compiere la volontà del Padre, ma per far tacere Colui che svela il vero volto di Dio e ricondurlo al conosciuto, il proprio cerchio ristretto, impedendogli di allargare i confini di quella nuova famiglia. Questa è l’opera di Satana che cerca di imprigionare l’uomo, che urla la sua falsa conoscenza di Gesù, che chiude le sue orecchie e i suoi occhi perché l’uomo non trovi la via della vita nuova, ma rimanga prigioniero del “già”, del conosciuto. Gesù è realmente fuori si sé perché è nella volontà più grande del Padre ed è donato incessantemente ad ogni uomo, libero e fuori da ogni logica che, rivestita di buon senso, cerca di mettere a tacere ciò che scomoda dalle proprie certezze e sicurezze che pongono l’ascolto di sé e non di Dio al centro della vita.
“Tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno” Gesù pronuncia queste parole davanti a coloro che dicevano “costui è posseduto” e quindi bestemmiare contro lo Spirito Santo è fare ciò che gli scribi stanno facendo dicendo che l’opera compiuta dall’amore di Gesù che sana e libera l’uomo dal potere del male, è opera che viene dal demonio: anche loro non si mettono in ascolto, ma sentenziano. Il peccato contro lo Spirito Santo non è chiedersi o non sapere da dove viene la potenza di Gesù, ma chiudere il proprio cuore e la propria mende a comprendere che quell’opera viene da Dio e nell’attribuirla senza dubbio all’opera di Satana. Si pongono fuori da una relazione e da una rivelazione del volto di Dio. Gesù però vince Satana con la potenza dell’obbedienza al Padre che sempre ascolta e di cui compie la volontà fino ad accettare di prendere su di sé tutto il male del mondo. Sulla croce di Cristo la potenza del Maligno viene spezzata dalla potenza infrangibile dell’amore che tutto prende su di sé. Il peccato degli scribi è dunque imperdonabile perché è rifiuto della verità e addirittura distorsione a proprio vantaggio della stessa manifestazione di Dio. E’ un peccato giustificato che calpesta Dio e l’uomo. Non è il peccato quindi dei deboli o di chi vive nel dubbio, ma di quegli uomini con cuore e orecchio duri  che non cercano, pur con fatica, la gloria di Dio, ma mettono se stessi al suo posto facendosi maestri stessi del Signore.
“Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano” Rimanendo fuori non si può incontrare Colui che per noi si fa fratello, sorella e madre, chiamandoci ad una intimità profonda. Rimanendo fuori non si può essere raggiunti da quella Parola di salvezza che libera l’uomo. Rimanendo fuori non si può ascoltare e compiere la volontà del Padre che è vita in pienezza per l’uomo. Rimanendo fuori Gesù appare solo “fuori di sé” perché non si può comprendere il suo non risparmiarsi nella fatica, nell’amore, nella cura dell’uomo e tutto ciò che supera la misura piccola del cuore che sorprende e disturba lo si considera fuori di sé, esagerato, ma così è l’amore che Gesù annuncia e che lo porterà ad abbracciare la follia della croce.
“Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre“. Nella vera famiglia di Gesù non è tanto la parentela di sangue che conta, ma il coraggio della fede in questo annuncio che il Maestro fa. Coloro che rispondono alla chiamata del discepolato, lasciando le proprie idee preconcette su Dio e sull’uomo, color che si lasciano plasmare mente e cuore dall’ascolto, coloro che stanno dentro, o come direbbe il Vangelo di Giovanni, rimangono in Lui, sono la vera famiglia di Gesù. Sono la fede, l’ascolto, l’adesione alla volontà di Dio nella condivisione della vita del Maestro a costituire anche oggi la comunità cristiana che non si può edificare su altro. 

Clarisse Sant’ Agata

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