venerdì 6 luglio 2018

QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - “E SI SCANDALIZZAVANO DI LUI” - OMELIA


QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - “E SI SCANDALIZZAVANO DI LUI” - OMELIA

Carissimi fratelli e sorelle,

oggi entriamo con Gesù a Nazareth, il paese dove il Figlio di Dio visse dall’infanzia ed era conosciuto come “il figlio del carpentiere” (Mt 13,55), “il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone” (Mc 6,3), il paese dove tutti Lo conoscono perché Lo hanno visto crescere, giocare, lavorare nell’umile bottega di Giuseppe, il paese dove ha tanti parenti, parenti che sono molto preoccupati di Lui. Infatti, poche righe prima di parlarci della sua visita a Nazareth, Marco narra di come i parenti di Gesù, preoccupati delle cose che sentivano dire di Lui, erano andati a Cafarnao per cercare di riportarlo a Nazareth, perché lo credevano “fuori di sé” (cfr. Mc 3,20-21). Anche l’evangelista Giovanni fa notare nel suo Vangelo come i “fratelli” di Gesù non credevano in Lui (cfr.Gv 7,5). 
A proposito dei “fratelli” e delle “sorelle” di Gesù, è bene ripetere ogni volta che appaiono nel Vangelo – a pro di coloro che ancora non lo sapessero – che questo termine nella lingua ebraica indica la generalità della parentela e non semplicemente i fratelli e le sorelle carnali. Neanche deve trarci in inganno il termine “primogenito” di Maria (Lc 2,7) a Lui attribuito dall’evangelista Luca, in quanto esso si riferisce al titolo conferito al primo nato della famiglia indipendentemente dal fatto che vi siano successivamente altri fratelli. Gesù è in effetti “il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29) che sono frutto del parto doloroso di Maria sotto la croce quando il Figlio di Dio Le consegnò come figli la moltitudine di coloro che sarebbero rinati a nuova vita per il suo sacrificio redentivo: “Donna ecco tuo figlio… figlio ecco tua madre” (Gv 19,26-27). Ricordiamo poi come Gesù abbia anche voluto precisare che la vera parentela che Lui ha con noi è quella che nasce dall’osservanza della Parola del Padre e non da vincoli di carne e di sangue (cfr. Mc 3,33-35; Mt 12,48-49; Lc 8,21).
Detto questo cerchiamo di entrare nel Vangelo di oggi, in questa prima visita di Gesù al suo paese di Nazareth dove l’evangelista mette in rilievo la reazione dei suoi compaesani: “si stupirono” e “si scandalizzarono” di Lui. 
Lo stupore nasce nella persona di fronte a ciò che non è previsto, non è programmato, non è inscatolato nelle proprie categorie, a ciò che è fuori schema, a ciò che è diverso da come uno se lo aspetta o immagina. Per i nazaretani Gesù non poteva essere un profeta, non poteva essere il messia, perché Lo conoscevano, conoscevano la sua parentela, Lo avevano visto crescere… era un nazaretano come loro e i nazaretani da sempre erano gente senza importanza, povera, umile, senza prospettive alte.
I nazaretani si stupiscono essenzialmente di due cose: della sua sapienza e dei suoi prodigi, sapienza e operare prodigi sono attributi propri di Dio e quindi dei suoi profeti che parlano e agiscono in nome suo. Essi non accettano Gesù come messia perché secondo loro Dio non poteva scegliere uno di loro come tale. In questo rifiuto dobbiamo leggervi in profondità il rifiuto del mistero dell’incarnazione: il rifiuto di un Dio che si fa uomo assumendone tutta la debolezza escluso il peccato (cfr. Eb 4,15). Il rifiuto che la potenza di Dio si possa manifestare nella debolezza  (Seconda Lettura).
Il cristianesimo deve passare necessariamente attraverso questo stupore, un cristianesimo senza questo elemento di stupore è frutto non di conversione, ma di superficialità, di abitudinarietà, di sentimentalismo fondato su un vacuo senso religioso travisato come fede. 
Il fatto che questo uomo Gesù di Nazareth sia anche Dio non può essere da nessuno accolto veramente senza passare attraverso lo stupore, la meraviglia e quindi la tentazione fortissima di scandalizzarsi di Lui. Una fede cristiana vissuta senza aver superato questa tentazione è pronta a crollare alla prima prova.
Lo stupore porta necessariamente alla scelta di scandalizzarsi o di credere in Lui. Dei nazaretani i più si scandalizzarono di Lui, cioè non poterono ammettere che Dio agisse in quella debolezza, in quel loro compaesano. Alcuni invece credettero, pochi e per quei pochi Egli fece alcuni prodigi.
Ma fermiamoci anche a contemplare un altro stupore, quello di Gesù, Marco infatti ci dice che Gesù si meravigliò della loro incredulità! Entriamo in profondità nel Cuore di Gesù per assaporare la sua amarezza nel non vedersi accolto, accettato da chi più Lui amava. Entriamo nella sua umana domanda che si pone di fronte alla loro incredulità e all’incredulità di tanti oggi: “Perché? Perché non credete? Eppure la mia sapienza vi ha stupito! Eppure avete visto alcuni prodigi! Perché non volete credete?” Alle sorgente di quei primi cuori increduli vi troviamo la convinzione che Dio non possa scegliere la debolezza e l’umiltà.
Dietro quindi il rifiuto di credere in Gesù si nasconde il rifiuto di credere ad un amore di Dio così grande da abbracciare anche la debolezza e l’umiltà. Rifiutare la persona di Gesù significa rifiutare l’immensità dell’amore di Dio che si dona gratis ai poveri, agli umili, ai piccoli, ai miseri e peccatori. Rifiutare la persona di Gesù significa rifiutare un amore creduto troppo grande per essere vero, troppo bello per essere vero, troppo esagerato per essere vero.
Quello che è successo lì in quella sinagoga di Nazareth si rinnova nella storia dell’umanità ogni volta che qualcuno incontra Gesù o si interroga seriamente sulla di Lui identità. Accettare o rifiutare Gesù significa accettare o rifiutare di essere fatto oggetto di un amore troppo grande: “Non è possibile che io, proprio io, sia amato così da Dio! No, non è possibile”. Questo scandalo nasce da un profondo disprezzo, disistima di se stessi, non riuscendo ad amarci, non capiamo come Lui possa amarci a tal punto e così senza motivo, senza tornaconto, assolutamente gratis.
Credere in Gesù allora significa credere alla Potenza di un Amore straordinario, assolutamente non umano presente in un uomo, Gesù, che porta in sé il mistero di essere pienamente Dio (cfr. Col 2,9) e significa altresì credere che la Potenza di questo Amore straordinario Egli ce la regala gratis se Lo accogliamo nella fede come nostro Dio e ce la comunica in virtù del fatto che è uomo come noi, fratello nostro, primogenito di una moltitudine di fratelli (cfr. Rm 8,29).
Credere in Gesù quindi significa credere nella potenza di un amore che amandoci ci fa nuovi (cfr. Ap 21,5) e capaci di amare alla maniera di Dio (cfr. Rm 5,5). È questo in particolare il vero grande scandalo che l’uomo moderno non riesce a superare: la possibilità concreta che la persona umana possa amare come Gesù, dando la vita (cfr. Gv 13,34). 
L’era della tecnica e del progresso, se da una parte porta con sé l’immagine alta di un uomo potente, grande e forte che può tutto nei confronti della manipolazione della natura e delle cose, d’altra parte porta con sé l’immagine di un uomo ben misero e piccolo dal punto di vista etico, incapace di scelte forti, di mantenere i propri impegni di fedeltà e di responsabilità, incapace di dominare se stesso e le proprie pulsioni, un uomo padrone delle cose e nello stesso tempo, schiavo di esse, grande e eminente per la scienza, piccolo e misero per la sua vita morale, capace di andare su Marte, ma incapace di virtù, di eroismo, di santità.
Essere cristiani oggi significa innanzi tutto rifiutare questa visione “umana” dell’uomo e accogliere nella fede la visione “divina” di esso che risplende nell’umanità del Verbo incarnato. Accogliere Gesù significa quindi accogliere un’immagine alta di sé, di ciò che siamo e di ciò che siamo chiamati ad essere in Lui (cfr. Ef 1,4-5). Significa credere alla possibilità reale, concreta di essere diversi (cfr. Rm 6,4; 1Cor 5,7; 2Cor 5,17), capaci di novità di vita, capaci di amare di un amore non umano che supera la comprensione del mondo, che il mondo non può capire perché non proviene da esso, ma da Dio (cfr. 1Gv 3,1b).
Che bello, fratelli e sorelle, che bello sarebbe se tutti noi tornando alle nostre case, nell’ordinarietà del nostro tran tran quotidiano cominciassimo, come Gesù, a scandalizzare le nostre piccoli o grandi Nazareth. Cominciassimo a scandalizzare i nostri parenti, magari i nostri stessi figli, o i nostri coniugi, o i nostri amici e colleghi, i nostri conoscenti perché avendo accolto sinceramente Gesù e la potenza del suo Amore cominciamo a mettere in pratica scelte diverse, alte, belle, forti, esigenti reputate impossibili da tutti, ma non da chi come noi ha creduto che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37).
Pensiamo ad esempio alla scelta gioiosa di stare vicino ad un parente anziano e malato rinunciando ad andare in vacanza… la scelta gioiosa di portare avanti una gravidanza anche se tutti ti prendono per scema… la scelta gioiosa di amarsi nella verginità per prepararsi responsabilmente al matrimonio…  la scelta gioiosa di un impegno più responsabile nel lavoro quotidiano… e altre scelte che scandalizzano questo mondo di oggi e di ieri perché non accogliendo la possibilità di un destino alto dell’uomo e accontentandosi di un orizzonte temporaneo e terreno, si rotola nel fango.
E allora carissimi fratelli e sorelle che aspettiamo per scandalizzare questo mondo? Maria SSma ci aiuti, Lei che non ha temuto di scandalizzare il suo Giuseppe quando lo Spirito la investì e la rese Madre, ci aiuti a presentarci al mondo come Lei, presi dallo Spirito, gravidi di Gesù e totalmente fissati nella e della volontà del Padre.      Amen.

 j.m.j

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