venerdì 31 agosto 2018

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO “B” - “IL SUO CUORE È LONTANO DA ME”


XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO “B” -  “IL SUO CUORE È LONTANO DA ME”                            

Carissimi fratelli e sorelle,

dopo la lunga parentesi giovannea iniziata alla fine di luglio, riprendiamo oggi a seguire il Maestro secondo quanto ci ha riportato di Lui l’evangelista Marco.
Il tema generale della Liturgia della Parola di questa domenica verte sulla purezza del culto a Dio, cioè su ciò che è vera religiosità e ciò che non lo è. 
La Prima Lettura ci introduce nel cuore della religiosità del pio israelita che era l’osservanza della legge di Dio, legge di vita data da Dio al suo popolo perché esso sia intelligente, saggio. Chi non osserva la legge di Dio, non fa un dispetto a Dio, ma agisce da stolto, cioè agisce senza intelligenza e quindi non agisce da uomo qual è. La legge di Dio quindi non è qualcosa di esteriore alla persona umana, è interiore, essa ne illumina le profondità e ne mostra le esigenze della sua dignità.
Nella Seconda Lettura l’apostolo Giacomo ci ricorda che ogni religiosità è vana se non ci conduce all’amore concreto verso il prossimo, specialmente verso chi ha più bisogno.
Nel Vangelo Gesù Maestro c’insegna che il primato va dato alla Parola di Dio che deve essere al di sopra di ogni tradizione o legge umana.
Ma cerchiamo ora con l’aiuto dello Spirito Santo di andare in profondità e cogliere qualcosa della Parola che tocchi la nostra esistenza, che la illumini nella conoscenza della verità, che la scuota dall’assopimento spirituale nel quale spesso siamo immersi, che la slanci con entusiasmo alla sequela del Signore Gesù che ogni domenica rinnova il suo invito a seguirLo sulla strada stretta e difficile (cf Mt 7,13-14), ma bella, troppo bella, del suo Vangelo.
“Ipocriti!” – dice il Maestro oggi ad alcuni farisei e scribi che erano attenti a criticare l’inosservanza di alcune pratiche ritualistiche comuni – lavarsi le mani prima di mangiare –, ma poi erano indifferenti a cose ben più importanti: “Filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Mt 23,24) e citando loro Isaia, “questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me” (Is 29,13), li mette davanti alla maliziosità, alla perfidia del proprio atteggiamento.
Carissimi fratelli e sorelle, vorrei che insieme ci fermassimo su queste parole di Gesù, sempre attuali, sempre vere, sempre forti…, non andando però a cercare in giro i destinatari di esse tra i nostri conoscenti, amici o parenti… chissà quanti ce ne sono venuti in mente al sentire la parola “ipocriti”…, ma come esse sono in realtà dirette a ciascuno di noi, dirette a voi… dirette a me…
Oggi più che mai le persone sono sensibili all’“ipocrisia”, sempre più spesso sentiamo esaltare tra noi la sincerità come contrapposizione all’ipocrisa, quanti in mezzo a noi amano definirsi persone sincere, ma sarà vero poi? E cosa s’intende poi con sincerità? Molte volte questa parola non vuol dire altro che spontaneità e nulla di più. C’è una differenza tra spontaneità e sincerità, la prima, la spontaneità, spesso non è altro che azione inconscia non ponderata e quindi senza il vaglio del giudizio della coscienza. In nome di una sincerità poco intesa talora si giustificano atteggiamenti, parole che offendono gli altri, quante volte abbiamo sentito frasi tipo questa, dopo che si era offeso qualcuno con parole dure: “Bhé, io dico quello che penso, sono sincera… sono sincero”, giustificando così un atteggiamento anticaritatevole!
Poi invece, ci sono anche alcune persone che comportandosi gentilmente con altri che sono loro antipatici o verso i quali nutrono dei risentimenti interiori, pensano di non essere sincere, perché vedono la sincerità come armonia interiore tra ciò che si sente nell’affettività, nell’emotività con quello che si fa esteriormente.
Non è così, la sincerità è l’armonia interiore tra i desideri profondi del nostro cuore e ciò che siamo esteriormente nelle azioni della nostra vita. Non è quindi l’armonia tra la sfera affettiva-emotiva e quella dell’agire, si tratta di andare più in profondità in noi stessi al di là delle emozioni del momento per cogliere ciò che biblicamente viene chiamato, e Gesù stesso lo chiama così, “cuore”. Se sono gentile e caritatevole con una persona che mi è antipatica o che mi ha ferito nell’intimo e verso la quale provo del risentimento, non manco di sincerità con lei perché sono gentile, sono sincero perché la mia azione è in armonia con la profondità del mio cuore che desidera e vuole amare quella persona anche se suscita nella mia affettività delle emozioni negative, e desidero e voglio amarla “perché se amo solo quelli che mi amano che merito ne ho?” (Mt 5,46).
La sincerità è dunque questa armonia tra la nostra interiorità più profonda e ciò che manifestiamo di noi con il nostro agire, potremo dire che la sincerità è l’armonia tra ciò che noi siamo in profondità e ciò che noi siamo in superficie. 
Per contro l’ipocrisia è proprio questo contrasto tra ciò che diciamo di essere e ciò che facciamo. Una domanda è d’obbligo di fronte a questo Vangelo: “Chi di noi non è ipocrita, almeno un po’?”
Certamente i più tacciati di ipocrisia – come i farisei, gli scribi e i sacerdoti ebrei – siamo noi clero, non per nulla c’è anche il proverbio: “Da che pulpito viene la predica!”.
Ma come fare per superare e vincere la tentazione dell’ipocrisia che è sempre in agguato nella nostra vita? Cercherò in poche parole di tracciarvi un piccolo cammino che in realtà è grande.
Prima di tutto bisogna, con l’aiuto dello Spirito Santo, cercare di andare in profondità in noi stessi, nel nostro cuore, cerchiamo di coglierne gli aneliti più profondi, i desideri più autentici i pensieri più belli, quelli che mi aprono il cuore, me lo elevano, me lo addolciscono, me lo dilatano, quei soavi sentimenti che mi fanno sentire più buono, più bello, più vero, più autentico. 
Come fare a far emergere tutto questo? Il buon Dio quando ci ha pensati e quando ci ha creati ha seminato nel nostro cuore, nel profondo del nostro essere tante cose belle e buone, bisogna scoprirle, ravvivarle, farle emergere, ma come? Tra i diversi modi ce n’è uno facile facile: “Guardare Gesù, ascoltare Gesù, stare con Gesù”, infatti è nell’incontro prolungato con Gesù nella preghiera, nell’adorazione dell’Eucaristia, nella lettura meditata del suo Vangelo che noi siamo toccati dallo Spirito di Gesù nel cuore e attraverso l’attrazione che lo Spirito opera nei nostri cuori verso il “più bello tra i figli degli uomini” (Sal 45,3) scopriamo il nostro vero volto e ciò che siamo chiamati a essere nell’unione con Lui, figli buoni e bravi dello stesso Padre.
Nello stesso tempo scopriamo però che c’è una disarmonia tra tutta questa bellezza interiore che possediamo e ciò che facciamo e realizziamo nella vita. Il segreto della santità consiste proprio nel coraggio di entrare in profondità in quanto ci accorgiamo essere ipocrita, incoerente e quindi brutto, non degno di me, avvilente. Bisogna andare in profondità con freddezza, molti fuggono di fronte alla propria malizia, fanno finta che non ci sia, la coprono, la scusano, le cambiano il vestito. No, se non vuoi essere ipocrita, cioè se vuoi seguire sinceramente Gesù fino in fondo, devi vincerti in questo e avere il coraggio di guardare le motivazioni profonde delle tue azioni, anche le più piccole, con sincerità: la sincerità è innanzi tutto con se stessi, se non siamo sinceri con noi stessi, come mai potremo esserlo con gli altri? Se saremo sinceri scopriremo che dietro a tante nostre azioni c’è un cuore sporco, cioè non c’è quel cuore bello e buono di cui abbiamo parlato prima, ma ce n’è un altro che fa guerra al primo (cf 1Pt 2,11; Rm 7,23) c’è un pizzico di gelosia, di volontà di successo a tutti i costi, c’è invidia, c’è spirito di rivalità, di vendetta, c’è tanto egoismo e desiderio di comodità, c’è desiderio di godere qualcosa, c’è in definitiva incapacità di amare!
Dal giorno del nostro Battesimo  lo Spirito di Gesù è all’opera in noi  per toglierci questo  cuore sporco e trapiantarne uno pulito:  “Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro;  toglierò dal loro petto il cuore di pietra  e  darò loro un cuore di carne,  perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi  e  li mettano in pratica; saranno il mio popolo e  io sarò il loro Dio” (Ez 11-19-20), ma questo trapianto non avviene senza la nostra collaborazione che  consiste in pratica  nel potenziare  al massimo in noi il  desiderio  di quel cuore di carne,  bello, pulito, di vero figlio di Dio. L’importanza dei desideri belli nella vita spirituale è grande!
E, in secondo luogo, bisogna prendere coscienza del cuore di pietra, del cuore impuro che spesso batte o vuole battere nel nostro petto, prenderne coscienza con semplicità, senza paura, senza scandalizzarsi di noi stessi e di quanto bassi possiamo essere in fondo. Bisogna raccogliere questa malizia e bruttura nelle proprie mani e offrirla al Padre in unione all’offerta che ha fatto di sé una volta per tutte Gesù sulla Croce. Lì, appeso al legno Lui ha portato tutte le nostre malizie, brutture, peccati, lì Lui si è fatto brutto, talmente brutto da non sembrare più neanche un uomo (cf Is 53,3), perché noi fossimo fatti belli, si è fatto maledizione perché noi potessimo essere benedetti (cf Gal 3,13-14), si è fatto peccato perché noi potessimo essere fatti figli (cf 2Cor 5,21)!
Avere tanta pazienza, la perseveranza è frutto di pazienza, pazienza con noi stessi, con le nostre ricadute, con le nostre debolezze, senza mai stancarci di elevare gli occhi al cielo per desiderare quel cuore bello offrendo al buon Dio nostro Padre, giorno per giorno quel cuore brutto che ci ritroviamo ad avere nelle circostanze concrete della vita, senza mai disperarci, sempre confidenti e fiduciosi che alla fine Lui vincerà e me lo strapperà quel cuore brutto per metterci definitivamente il Suo. Quanto sbagliano coloro che si allontanano dalla confessione sacramentale perché stufi di confessare sempre le stesse cose! Ci vuole pazienza, la pazienza è anche frutto dell’umiltà che è consapevolezza di essere poveri peccatori chiamati a “grandi cose” (Lc 1,49), consapevolezza di essere piccoli, fragili e deboli e quindi sempre accolti da Colui che amò essere chiamato l’“Amico dei pubblicani e dei peccatori” (Lc 7,34)
Carissimi fratelli e sorelle, affidiamo a Maria SSma il nostro povero cuore bisognoso di purificazione e di santificazione, Lei ci ottenga dallo Spirito Santo quelle grazie di rinnovamento e di trasformazione interiore per essere fino in fondo e nella realtà di ogni giorno quei figli buoni, bravi e belli che tutti noi desideriamo intimamente e fortemente essere. Amen. 

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