venerdì 22 febbraio 2019

SETTIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO


SETTIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1Sam 26, 2.7-9.12-13.22-23; Sal 102; 1Cor 15, 45-49; Lc 6, 27-38

            Questa settima domenica del tempo ordinario che difficilmente si celebra nell’anno liturgico, quest’anno, data la Pasqua così bassa, ci è data con le sue letture così, direi, “di frontiera”.
            Sì, “di frontiera” perché l’Evangelo di questa domenica, correlata alla prima lettura tratta dal Primo Libro di Samuele, ci conduce ad uno dei confini più difficili da valicare, a uno dei confini più repellenti per il nostro istinto di conservazione: la frontiera del nemico; l’Evangelo chiede di amare il nemico. Qualcosa di in sensato e, vien voglia di dire, “contro natura”!
            Il testi di oggi vogliono farci capire che varcare quella frontiera che tanto ci ripugna è, in verità, una straordinaria conquista di libertà del cuore.
            Il racconto del Primo Samuele ci mostra la straordinaria capacità di David di non voler approfittare del fatto che Saul, il nemico che vuole la sua morte, cade, per una serie di circostanze, nelle sue mani … David fuggiasco e perseguitato, ingiustamente odiato e condannato a morte, non dà la morte al suo nemico che dorme e, dandogli la prova di questa sua scelta, gli grida che non ha voluto stendere la mano sul consacrato del Signore. David è rimasto fedele a Saul, al consacrato del Signore pur se macchiato da iniquità ed ingiustizia.
            Il testo dell’Evangelo riprende questo tema e lo porta fino all’estremo! È il seguito del discorso della pianura di cui leggevamo l’inizio domenica scorsa. Matteo aveva posto questo discorso inaugurale di Gesù su di una montagna per il suoi motivi teologici, Luca pone invece Gesù in basso, in posizione di “sottomissione”, tanto che per parlare, scrive l’evangelista, deve alzare lo sguardo sugli astanti. Il discorso della pianura si apre, come scrive Daniel Attinger, con un “portale” che è dato da quella contrapposizione tra quattro beatitudini e quattro lamenti; Luca, diversamente da Matteo, pone subito, dopo il “portale” le parole di Gesù sull’amore terribile per il nemico.
            Parole queste che suonano, in questa posizione, come una forte provocazione; rispetto a Matteo Luca aggiunge subito “fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per quelli che vi insultano”; il tutto preceduto da un’ espressione che ci fa pensare: “Dico a voi che mi ascoltate”; si rivolge, cioè, a quelli che tra tutti gli astanti intendono essere obbedienti (ascoltanti!), cioè a quelli che vogliono essere suoi discepoli … le folle sono testimoni che questo, proprio questo, è richiesto al discepolo; chi è disposto a prendere quella via così antimondana delle beatitudini e chiamato proprio a questa frontiera che pare invalicabile ad ogni uomo di buon senso: amare il nemico.
            Seguono tre esemplificazioni durissime … esemplificazioni che troppo spesso sono state declassate ad iperboli, ma iperboli non sono! Sono semplicemente delle concretizzazioni di quell’amore di frontiera che è l’amore per il nemico: a chi percuote una guancia porgere anche l’altra che è la scelta di fermare la violenza su di sé perché non si propaghi e corra per il mondo; porgere l’altra guancia è impedire all’inimicizia di farla da padrona nelle relazioni umane; sarà la scelta di Gesù che, alla fine dell’Evangelo, subirà la violenza senza rigettarla sui violenti e dandoci così la via per fermare il male. C’è poi la richiesta insensatissima per il mondo di donare a chi ruba; questo perché si fermi la violenza verso le cose e a causa delle cose: A chi ti toglie il mantello dagli anche la tunica (che significava restare nudo!). In ultimo chiede di dare a chi chiede ma senza pretendere una restituzione! Incredibile!
            Queste tre terribili esemplificazioni si concludono con la versione al positivo di un antico detto sapienziale presente anche nel buddismo come negli antichi testi rabbinici e, nella Scrittura nel Libro di Tobia (4,15); testi concordi nel dire che non si deve fare agli altri quello che non si vuole sia fatto a sé. Qui Luca pone sulle labbra di Gesù la versione positiva di questo detto, definito spesso come “regola d’oro”: Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Notiamo un particolare sottile: non si parla né di prossimo, né di fratelli ma semplicemente ed immensamente di uomini!
            In tutto questo c’è uno sfondo straordinario che Gesù, qui in Luca, grida con la forza della sua mitezza: la gratuità! Gesù chiede di allontanarsi da qualsiasi idea di contraccambio:  si deve amare il nemico e non si spera nulla in cambio; non si deve amare il nemico perché diventi amico, perché si converta e ci ami! Questo, d’altro canto, è inverosimile; bisogna anzi dire che spesso (così è l’uomo, purtroppo!) all’amore il nemico risponde con un accrescimento di odio! Insomma, dice Gesù, il tutto deve avere per sfondo e motivo la gratuità: Se amate quelli che vi amano … se fate del bene a quelli che vi fanno del bene … se date a coloro da cui sperate di ricevere … che grazia è per voi? E Luca usa qui il termine greco “chàris”; che vuol dire “dov’è la vostra grazia?”, “dov’è la vostra gratuità?”; potremmo ancora dire: “dov’è l’oltre del vostro comportamento?”
            Amare chi  ama, beneficare quelli che beneficano e dare con la speranza di riceverne un ritorno (a volte … anzi sempre … pure con l’interesse!) è la logica del mondo! È il buon-senso del mondo! Matteo nel suo evangelo aveva scritto: Che salario ne avete? ed aveva usato il termine “misthòs” che purtroppo spesso è tradotto con “merito”! Per Luca non è questione di accumulare “meriti” ma di mostrare la gratuità assoluta dell’amore del discepolo di Gesù. Alla fine, sulla croce, come dicevamo, Gesù farà proprio così: amerà i non amabili, pregherà per i crocifissori, perdonerà senza nulla chiedere in cambio! Gesù non chiede mai nulla che Lui stesso non faccia!
            Il passo di oggi si conclude con una promessa da parte di Gesù di una ricompensa e pare che questo contraddica tutto quanto detto sulla gratuità. In realtà, se vediamo bene, la “ricompensa” è l’essere figli dell’Altissimo! In fondo non è qualcosa che si riceve come un pagamento, è qualcosa che si riceve perché si è accolto un dono, il dono dell’Evangelo che fa discepoli di Gesù, il dono straordinario e impegnativo di una parola che ci chiede quell’amore gratuito con cui per primi siamo stati amati quando eravamo ancora nemici (per dirla con Paolo in Rm 5,10), quell’amore che ci fa capaci di varcare la tremenda frontiera dell’amore per il nemico.
            Dobbiamo dirci che questo testo di Luca è estremamente semplice ma pure tremendamente duro per il nostro egoismo e per quella visione del mondo sempre più chiusa, prepotente e prevaricante che troppe volte contamina e contagia anche quelli che si proclamano discepoli di Gesù.
            Come più volte ci stiamo dicendo, viviamo un tempi difficili e pericolosi, tempi in cui i nemici si creano per secondi, sporchi fini! Viviamo in un’Italia in cui si dà credito a chi prima ha creato il nemico del meridionale sporco, rozzo e invadente le industriose terre del nord ed ora ha creato ad arte il nemico dell’immigrato … sempre sporco, delinquente e per giunta anche terrorista … Come gridare no non solo all’odio per il nemico ma ancor prima alla creazione del nemico? Terribile è ergere la croce per creare ed additare nemici! Il Signore ci perdoni e ci liberi ma soprattutto  dia la forza ed il coraggio al “piccolo gregge” di resistere alla barbarie! E bisognerà fare anche la fatica di amare questi nuovi “barbari” che vogliono imbarbarirci approfittando delle paure di tanti e blaterando di “confini di patria” e di “porti da sigillare”!

            La frontiera da dover valicare per obbedire a questo Evangelo di oggi ha ancora nuovi orizzonti! 

     P.Fabrizio Cristarella Orestano

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